J.P. Rossano

Il sito ufficiale dell’autore del thriller “L’ultima stoccata”

"J.P. Rossano e la Scherma"

Cosa mi piace di questo sport? Tutto.
La scherma è bella e terribile, come la vita. Perché quando sali in pedana sei solo, come in tutti i momenti cruciali della vita. Attorno può esserci un sacco di gente, ma, di fatto, sei solo. E poi, in realtà, non affronti l’avversario, affronti te stesso, te stesso e tutti i fantasmi che affollano la tua mente e la tua coscienza.
La scherma è rissa, finzione, imbrogli, machismo, mito dei gladiatori, dei galli e dei segaioli.
La scherma è rappresentazione teatrale della vita, come, al tempo medesimo, la vita è un lungo, estenuante, assalto di scherma, nel quale tutti si cimentano… …e da cui i più ne escono sconfitti.

News

5.06.2007 | Categoria: Segnalazioni

Tutto il nero dell’Italia

Il noir dilaga, nel nostro Paese. E parla lingue regionali, paga il doveroso tributo ai paletti del genere, scava nei temi caldi del contemporaneo e, con un occhio alla tradizione e uno al futuro, rinnovando le nostre inquietudini, rinnova anche se stesso“.
Con queste poche righe Giancarlo De Cataldo presenta questa antologia, cogliendone i punti fondamentali.
Un percorso che si sviluppa, attraverso la penna di venti autori, regione per regione, creando un quadro complesso e oscuro della nostra penisola.
Ogni racconto è caratterizzato dalle sue peculiarità tematiche e stilistiche, ma tutti sono accomunati da un filo nero che scava nelle realtà locali, illustrando un’Italia dalle tinte forti, reali e concrete.
Una lettura che appassiona, coinvolge, intriga, alla scoperta anche di autori nuovi e promettenti, che potrebbero essere il futuro del noir italiano.

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Titolo: Tutto il nero dell’Italia                      
Editore: Noubs
Curatore: Chiara Bertazzoni
Collana: Le Api
Genere: Noir
Pagine: 180
Prezzo: 13 euro
ISBN 88-87468-53-2
Pubblico: adulti
Con note in quarta di copertina di CARLO LUCARELLI, GIANCARLO DE CATALDO,
SERGIO ALTIERI
. Antologia noir con 20 autori giovani, uno per Regione.

Autori:
PIEMONTE J.P. Rossano
VAL D’AOSTA Fabio Mazzoni
LOMBARDIA Matteo Fraccaro
 TRENTINO ALTO ADIGE Renzo Saffi
 FRIULI VENEZIA GIULIA Elena Vesnaver
VENETO Matteo Scandolin
 LIGURIA M.Merisi
EMILIA ROMAGNA Marinella Lombardi
 TOSCANA Simone Togneri
 UMBRIA Lorella Natalizi
MARCHE Paolo Agaraff
 LAZIO Silvia Pantaleo
 ABRUZZO Igor De Amicis
MOLISE Mirco Cantoro
CAMPANIA Valerio Lucarelli
 BASILICATA Stefano Santarsiere
 CALABRIA Fernando Fazzari
 PUGLIA Domenico Mortellaro
 SICILIA Davide Camarrone
 SARDEGNA Gianni Tetti

Gli editori di Noubs, una casa editrice abruzzese che ha al suo attivo libri di pregio (da Mario Luzi a Alfonsina Storni, da Contessa Lara a Gianluigi Piccioli, e una rivista, Pandere, dove scrivono Slavoj Zizek, Marc Augé, Franco Ferrarotti, Ruggero Pierantoni, Adonis, e tanti altri nomi illustri della cultura mondiale) hanno chiesto a Mauro Smocovich di Thriller Magazine di curare una collana di noir  in cui gli scrittori stilassero racconti di genere usando come sfondo ben riconoscibile un luogo, un paesaggio, uno scorcio della loro Regione. Mauro ha affidato il primo libro “Tutto il nero dell’Italia”, alla cura di un giovane talento, Chiara Bertazzoni, e a Danilo Arona il secondo, “Tutto il nero del Piemonte”. Il terzo l’ha lui stesso curato insieme con Angelo Marenzana, “Colpi di testa”.  Ogni anno saranno pubblicate antologie regionali e nazionali fino a stendere una mappa ben precisa del panorama del disagio attuale del nostro paese: si potrebbe dire, per celia, che il tentativo sarà riuscito solo quando si saranno delineate le venti facce o sfaccettature regionali da fornire agli uomini del R.I.S. - il nucleo scientifico investigativo - che potranno ricostruire l’identikit, la faccia tipica del  criminale a denominazione di origine controllata delle regioni italiane. Un’operazione rischiosa, forse più per il lettore che per gli scrittori, lettore che viene condotto per le zone più oscure del Paese a scoprire l’orrore che si cela dietro il perbenismo collettivo.
Un’operazione che, come afferma nella postfazione lo scrittore e psicologo Riccardo Strada, ribalta l’interpretazione psicanalitica del noir: «Capita allora che ci si fermi, e si intuisca così la caducità del proprio scappare e la relatività delle proprie difese, capita forse, e non sempre, che il personaggio diventi uomo, il Pinocchio si faccia bambino e come tale colga il valore simbolico e provvisorio del proprio viaggiare; ecco allora che in questi casi, in questi libri, forse i migliori, l’uomo si ferma capendo come la ricerca di sé possa avvenire solo affrontando se stessi, immergendosi anima e corpo nella propria storia e nelle proprie radici, senza fuggire, ma tenendo i piedi solidamente piantati in terra”.
Ed è proprio la terra, la propria territorialità a costituire il fil rouge di Tutto il nero dell’Italia, dove il noir affonda e si intreccia nell’humus delle proprie origini, dove i racconti scorrono, si uccide e muore sullo sfondo di città vive e pulsanti e dove l’uomo si mostra legato, inevitabilmente, alle proprie radici; non sono sfondi casuali o scenari di maniera, ma pezzi di vita, brandelli di ogni protagonista che ne caratterizzano l’essere, ne completano il senso, ne svelano l’appartenenza e
quindi l’identità.
E’ una terra popolata dalla propria gente, colorata dai propri costumi, cullata dai propri dialetti, è il tappeto su cui ogni personaggio può giocare la propria vita, è lo spazio per fermarsi a ricercare la chiave di decodifica delle proprie esistenze che da qui partono e qui ritornano, ciò che ci permette di capire che non occorre sempre scappare per ritrovarsi: è la sosta dell’uomo in fuga».
Come dice Valerio Varesi nella prefazione, spesso alla letteratura “di genere” (ma quale genere? verrebbe da dire) viene accreditato il merito di rappresentare meglio di altri stilemi narrativi il mondo di oggi.
Una rappresentazione “in diretta”, per certi versi, e questa sincronicità con la vita sembra essere anche il segreto del suo successo. Sarebbe sciocco sostenere che solo i racconti noir o gialli hanno la prerogativa di essere sociali. Lo è anche la letteratura che non usa gli schemi dell’investigazione, ma è indubbio che il “genere” fornisce oggi in modo più rapido e immediato, una chiave di lettura del reale.
Un’altra qualità è la coralità di descrizioni di cui è capace questo tipo di racconto. L’Italia delle diversità, l’Italia delle regioni e dei tanti campanili emerge prepotente anche da questa antologia, con tutte le sue peculiarità e differenze irredente all’omologazione televisiva e del mondo
delle merci.
Leggendo i racconti di questa raccolta possiamo mettere a fuoco un quadro preciso degli squilibri fra il mondo metropolitano e quello rurale, tra la nausea da benessere della provincia più appartata e la vita agra delle città del sud, tra l’improvvisa follia che deflagra in un tranquillo mondo valligiano e la vendetta atroce contro un padre padrone, tra le morti bianche provocate da chi specula sull’uomo e sulla natura e l’inquietudine mortale che prende chi smarrisce il senso della propria vita in un quartiere degradato, in una delle tante banlieu.
Potremmo dire che in ognuno degli scritti di questa antologia aleggia una gravità verso un vuoto inquietante, verso qualcosa che manca, dentro e fuori dei protagonisti. E tale assenza spinge questi ultimi verso l’azzardo di un’autoaffermazione che presuppone l’annullamento dell’altro come ostacolo, o verso una cupa dissolvenza di sé. In tutt’e due i casi, emerge con prepotenza la banalità del male come una forza insistente che ci accompagna e scaturisce improvvisamente alla maniera di un’uscita di sicurezza dai garbugli della vita o dalle ossessioni psicotiche del vivere odierno. Ciò
che sorprende è il realismo con cui molti degli scrittori qui presenti rappresentano il contrasto tra l’apparente sopore delle vite «normali» e l’improvvisa esplosione di follia generata da questa morta gora di irreprensibile e ripetitiva routine. Esattamente quel che succede in molte vicende reali in cui la violenza più efferata sgorga con l’impeto di una diga squarciata che ha a lungo trattenuto un lago d’odio accumulato goccia a goccia, nella sequela di giornate uguali e tranquille.

«Era una persona così educata, perbene» è spesso la rappresentazione che danno i conoscenti di feroci assassini nelle interviste giornalistiche. Non sanno che, inconsapevolmente, costruiscono il miglior epitaffio alle contraddizioni e alle  inquietudini. Al nostro mal di vivere.”