J.P. Rossano

Il sito ufficiale dell’autore del thriller “L’ultima stoccata”

"J.P. Rossano e la Scherma"

Cosa mi piace di questo sport? Tutto.
La scherma è bella e terribile, come la vita. Perché quando sali in pedana sei solo, come in tutti i momenti cruciali della vita. Attorno può esserci un sacco di gente, ma, di fatto, sei solo. E poi, in realtà, non affronti l’avversario, affronti te stesso, te stesso e tutti i fantasmi che affollano la tua mente e la tua coscienza.
La scherma è rissa, finzione, imbrogli, machismo, mito dei gladiatori, dei galli e dei segaioli.
La scherma è rappresentazione teatrale della vita, come, al tempo medesimo, la vita è un lungo, estenuante, assalto di scherma, nel quale tutti si cimentano… …e da cui i più ne escono sconfitti.

News

10.01.2008 | Categoria: Segnalazioni

Arriva United We Stand

Signore e signori, siamo felici di comunicarVi che da lunedì 7 gennaio 2008 è online il sito www.unitedwestand.it, la prima graphic-net novel italiana, si tratta di un romanzo a fumetti, scritto da Simone Sarasso e disegnato da Daniele Rudoni.

 UNITED WE STAND uscirà a puntate su lulu.com. Sei volumi, in vendita da gennaio a dicembre, esclusivamente in rete che raccontano una storia di sangue e onore, tradimento e vendetta, amore e rivalsa.

Oltre al trailer non possiamo svelarvi nulla di più, ovviamente, ma occhio gente perché la storia non finisce sulla pagina. A partire da lunedì 7 gennaio, per tutto il 2008, ogni settimana saranno pubblicati sul sito contenuti speciali, tra i quali COLLATERAL, dove, questo possiamo anticiparlo sin d’ora, ci sarà sicuramente anche un’incursione corsara del sottoscritto.

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Tenete botta

JP

8.01.2008 | Categoria: Blog

IL NOIR, IL MALE ED IL POTERE

IL NOIR, IL MALE ED IL POTERE
(Da dove arriva, ma soprattutto dove sta andando il noir italiano ?)

 Il nostro ragionamento parte dalle considerazioni del “Maestro” Giancarlo De Cataldo (semplicemente GDC nel prosieguo), nel suo intervento al Courmayeur Noir in festival, poi riproposto dalle pagine on line di Border Fiction.
Ora, premesso che quanto affermato dall’autore de Romanzo Criminale e Nelle mani giuste è per ampi tratti ampiamente condivisibile, tuttavia il suo intervento ci offre degli spunti che permettono sia di proporre alcuni rispettosi distinguo, sia di approfondire dei temi. Tra gli elementi tipici del noir, GDC evidenzia “l’ossessivo interrogarsi sulla presenza del Male”. Ovviamente sottoscrivo, ma non solo, ci sarebbe da dire di più.
Per un “genere”, ovvero per una famiglia di generi, che si rifà ad un evidente realismo, non sarebbe possibile non porsi tale interrogativo. Indipendentemente che si abbiano riferimenti religiosi o meno, chiunque disponga di una lucida capacità di osservazione della cronaca di tutti i giorni e conosca anche solo un poco la storia dell’umanità, non potrà non riconoscere la costante presenza del Male, non importa il nome che gli si voglia dare. Il Male c’è, esiste, è ben presente e si sforza continuamente di trovare un posto nella storia degli individui, come in quella della società.
Per ragioni che sfuggono a noi comuni mortali, gli è preclusa la possibilità di agire in prima persona ed allora è costretto trovare degli strumenti tramite i quali tentare di imporre le sue oscure trame. Il Male è scaltro, sa meglio di chiunque altro agire per interposta persona e gli esseri umani, la loro meschinità, l’odio, l’invidia, la sete di ricchezza e di potere, sono spesso gli strumenti che predilige.
È nella coraggiosa capacità di provare a scavare, sino ad infangarsi negli oscuri rapporti tra il Male e l’animo umano e tra il Male ed il Potere, che il Noir, a nostro avviso, può dare il meglio di sé e raggiungere i suoi livelli più alti. Questo è il punto centrale, il nocciolo, la polpa. Il resto: l’incerto confine fra legge e trasgressione, gli antieroi problematici e romantici, le dark lady, sono solo contorno, spesso di maniera.
In merito ad altre affermazioni di GDC si potrebbero fare delle osservazioni.
Se è pur vero, come in effetti è, che il Noir che GDC definisce “classico”, quelli dei Chandler e degli Hammett per intenderci, si è sviluppato negli States tra gli anni ‘30 e ’60; è altrettanto vero che i germogli ed i prodromi del Noir, pur secondo gli stili dell’epoca, affondano nella notte dei tempi.
Del Noir hanno il sapore alcune tragedie greche, Noir sono molti personaggi della letteratura sheakespiriana (Riccardo III, Machbet, Amleto), Noir è il Manzoniano “La sciagurata rispose”, Noir la relazione tra lo Sherlock Holmes di Sir Conan Doyle e la morfina, Noir il rapporto morboso tra il capitano Achab e Moby Dick in Melville, Noir, del più nero che esista, è il Kurtz de Cuore di Tenebra di Conrad.
Dunque il nostro amato Noir esisteva già ben prima del suo perido “classico” a stelle e strisce che forse deve la sua, per altro merita, celebrità alla contemporanea ascesa del fenomeno “cinematografo” che, attingendo a piene mani dalla letteratura noir, ha decretato la fortuna di entrambi.
Di certo GDC ha ragione quando afferma che la fine del noir classico negli anni 60 sia stata produttrice di grandi effetti ed abbia permesso la nascita e lo sviluppo di altri prolifici filoni Noir sino a quelli contemporanei, compreso il Noir italico dei giorni nostri. Così come ha ragione a ritenere positivi i fenomeni di ibridizzazione e di meticciamento che e ne sono seguiti. Ed ancora di più ha ragione a ritenere che sarebbe un grave errore, per gli autori di oggi, richiudersi dentro gli steccati di una presunta superiorità, senza accettare altri benefici inquinamenti. Insomma il noir è vivo e lotta insieme a noi.
Poi l’affermazione che occorre “sottrarre il noir italiano al suo peggior nemico: se stesso (incluso: l’ego degli scrittori) è addirittura sacrosanta. In qualunque campo si operi, uno dei pericoli maggiori del successo è quello di confonderlo con un punto di arrivo, dove arroccarsi e difendere la posizione, senza comprendere che, in realtà, si tratta solo di un punto di passaggio, dal quale ripartire per evolvere ulteriormente. E abbiamo la sensazione che tra i rappresentanti del genere che sono “arrivati”, come si suol dire, o che tali si ritengono, l’indulgenza in questo peccato sia tutt’altro che rara.
Infine un’ultima considerazione. GDC rivendica al Noir italico il merito, non trascurabile, di avere imboccato  “la strada di un realismo fortemente venato di critica sociale e politica” e ci trova in piena sintonia.
Poi, però, ammette che quando si deve scrivere per la TV si debbono fare i conti con le pressioni per essere meno critici e meno “politici”. Questo è effettivamente un grave limite della televisione di oggi.
Presenta (non sempre, ma spesso) fiction edulcorate, dove la divisione tra bene e male è netta quasi rassicurante, strabocca di buoni sentimenti, ci tranquillizza con la falsa illusione che sul più bello arriva la cavalleria ed i nostri trionfano. Questo è quanto di più lontano ci possa essere da quella indagine sul Male, e sul suo rapporto con l’uomo, a cui si faceva riferimento poc’anzi. Però è la medesima TV che sulle paure irrazionali e sul senso di insicurezza, che lo stesso GDC nel suo articolo afferma che occorre vincere affrontandoli, ci sguazza, aggirandosi morbosa tra i plastici delle villette di Cogne o di Garlasco.
Qui sta un altro pericolo per il noir di casa nostra. Nel suo rapporto con il Potere.
Abbiamo detto che la peculiarità del Noir è quella di analizzare il Male, guardandolo in faccia.
Ma una delle caratteristiche del Male è proprio quella di negare la propria esistenza, o quanto meno il proprio potere nel mondo. Allora attenzione, perché volendo rincorrere ad ogni costo il successo si rischia di finire succubi del Potere, uno dei cui scopi non dichiarati è proprio quello di mettere a tacere le coscienze ed azzittire le critiche.