ADDIO A MARIO RIGONI STERN
Luglio 3rd, 2008 by J.P. RossanoUn rotolo di fogli dentro uno zaino al fianco di un giaciglio, all’interno di un lager tedesco in Masuria. In questo modo è cominciata la stesura de “Il sergente nella neve”, nel quale si racconta la storia del suo autore e al tempo medesimo, quella di un’intera armata, l’ARMIR, mandata a combattere e morire, senza equipaggiamento, a 40 gradi sotto zero sul fronte del Don.
Il proprietario dell’involto è il sergente maggiore Mario Rigoni Stern, che in questo libro ci racconta, senza retorica e con misurato orgoglio, di come sia scampato alla tragica ritirata di Russia dell’esercito italiano tra la fine del 1942 e l’inizio del 1943, e come un gruppo di soldati, ormai allo sbando, sia riuscito a sfondare, armato del coraggio dettato della disperazione, l’accerchiamento sovietico. Ma “Il sergente nella neve” è anche il ricordo di tutti i compagni che non c’è l’hanno fatta, di coloro che egli ha visto cadere al suo fianco nella neve, uccisi dai combattimenti, ma anche e soprattutto, dai colpi dell’inverno russo.
Sopravvissuto alla guerra ed alla deportazione nazista, Mario Rigoni Stern seppe raccontare le memorie di quelle tragiche esperienze nei suoi libri, assieme all’amore per la natura e la montagna, che furono il suo secondo filone di ispirazione letteraria.
Ho letto per la prima volta “Il sergente nella neve” da ragazzino, ai tempi delle scuole medie, e riletto un altro paio di volte da adulto, sempre con la medesima emozione.
Da qualche giorno il suo autore non c’è più, ci ha lasciati ed ora sarà a raccogliere stelle alpine sulle montagne di un posto bellissimo, ove vanno a riposare gli uomini giusti, quando lasciano questo tristo mondo.
Con lui se n’è andato un altro testimone della storia del Novecento, una memoria che, in questi tempi oscuri di strisciante e pericoloso revisionismo, dovremmo fare di tutto per non perdere e che libri come “Il sergente nella neve” ci possono aiutare a raccontare alle generazioni future.
Addio sergent magiur
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