J.P. Rossano

Il sito ufficiale dell’autore del thriller “L’ultima stoccata”

"J.P. Rossano e la Scherma"

Cosa mi piace di questo sport? Tutto.
La scherma è bella e terribile, come la vita. Perché quando sali in pedana sei solo, come in tutti i momenti cruciali della vita. Attorno può esserci un sacco di gente, ma, di fatto, sei solo. E poi, in realtà, non affronti l’avversario, affronti te stesso, te stesso e tutti i fantasmi che affollano la tua mente e la tua coscienza.
La scherma è rissa, finzione, imbrogli, machismo, mito dei gladiatori, dei galli e dei segaioli.
La scherma è rappresentazione teatrale della vita, come, al tempo medesimo, la vita è un lungo, estenuante, assalto di scherma, nel quale tutti si cimentano… …e da cui i più ne escono sconfitti.

News

24.09.2009 | Categoria: Eventi

“L’omino” un nuovo racconto di JP Rossano per “United we stand”

Amici lettori,

Il 14 ottobre uscirà in libreria UNITED WE STAND  nella prestigiosa edizione Marsilio.

Per l’occasione gli autori (Simone Sarasso e Daniele Rudoni) stanno procedendo ad un restyling del sito sul quale potete trovare un nuovo racconto scritto da JP Rossano. Il racconto si intitola “L’Omino” ed è una delle storie tangenziali che si diramano dalla narrazione principale di UWS.

Devo confessare che mi sono divertito non poco a scriverlo, anche perchè mi ha permesso di prendere in prestito alcuni dei personaggi creati da Simone e credo, consentitemi per una volta di peccare di immodestia, che sia venuto fuori un bel racconto.

Insomma se vi capita fate un giretto sul sito di UWS, buttate un occhio al racconto e ditemi cosa ne pensate.

PS Vi aspetto numerosi Martedì 29 al Circolo dei lettori

14.09.2009 | Categoria: Eventi, Presentazioni

29 Settembre presentazione di “Settanta” al circolo dei lettori di Torino

L’appuntamento è di quelli da non perdere: Martedì 29 Settembre (ore 19), presso lo storico Circolo dei lettori di Torino, è in programma la presentazione di “SETTANTA” (Marsilio Editori) di Simone Sarasso.

Lo scrittore torinese JP Rossano (che poi sarei io) incontra l’autore (che poi sarebbe questo brutto ceffo qui).

Il secondo, poderoso, capitolo (dopo “Confine di Stato“) della trilogia sporca che Simone dedica ai misteri dell’Italia, il cui titolo si riferisce naturalmente al decennio più buio e violento della storia repubblicana raccontato attraverso le voci di uno stragista, di un ladro, di un magistrato e di un attore di successo.

Se Confine di Stato era stilisticamente più simile ad un fumetto, con una narrazione trascinata dalla ricerca dell’azione a tutti i costi, nonchè marcatamente debitore del James Ellroy di American Tabloid. Settanta è più denso, articolato e potremmo azzardare che guarda più vicino (Romanzo Criminale di De Cataldo) piuttosto che al grande scrittore noir di oltre oceano. Ovvero, lo stile è sempre affascinante ed iper cinetico, come nel lavoro precedente, ma se in quel caso si è rischiato di semplificare la storia  concentrando i fatti su  un cattivissimo Andrea Sterling, in Settanta il tiro è stato aggiustato alla perfezione: il romanzo è infatti più corale e la scrittura denota un notevole lavoro per rendere il linguaggio più aderente all’Italiano dell’epoca.

Di tutto questo e di molto altro parleremo con Simone al Circolo dei lettori, pertanto l’invito è ovviamente quello di non mancare, vi aspettiamo numerosi

JP

PS un po’ di foto della presentazione le potete vedere qui
 

7.09.2009 | Categoria: Blog

Addio a Fernanda Pivano

Fernanda Pivano ci ha lasciati.

Anche grazie a lei abbiamo potuto conoscere autori come Ernest Hemingway, Francis Scott Fitzgerald, Jack Keruac, Allen Ginsberg, tutta la Beat Generation, per proseguire con Jay MCInerney, Bret Easton Ellis, Dave Foster Wallace, Chuck Palahniuk.

Alla fine degli Anni ‘90 ebbe una profonda amicizia con Fabrizio De Andrè, che aveva musicato le poesia di Spoon River, da lei tradotte 50 anni prima. Per lei, amica anche di Bob Dylan, il cantautore genovese era un grande poeta.

Fernanda non ha mai perso la fiducia che l’umorismo e l’onesta potessero salvare il mondo. Credeva che la letteratura sia inutile se non è onesta, credeva che l’onesta fosse più importante della grandiosità e degli atteggiamenti fasulli cha gli scrittori celebri amano assumere.

Addio Fernanda, ci mancherai molto.

7.09.2009 | Categoria: Rassegna stampa, Recensioni

SETTANTA

“I cattivi vincono sempre”.
In questa breve frase, che il lettore incontra a pagina 667 di “Settanta” (Simone Sarasso, Marsilio Editore – collana Farfalle, 2009, 693 p), è racchiusa una delle caratteristiche affascinanti di questo romanzo.
Perché la frase, che di per sé potrebbe essere un comune stereotipo qualunquista, pronunciato da un perdente di natura, da un “buono” sconfitto, o da un “cattivo” vittorioso; l’autore la mette in bocca ad un personaggio che incarna l’archetipo del male e che, malgrado questo, vede le sue trame stravolte e mandate all’aria da qualcuno, altrettanto cattivo, (se non di più), che tesse altre trame maligne, al fine di raggiungere i suoi fini personali.
Non sveliamo oltre, in merito alla trama, per non rovinare al lettore il fascino del disvelamento dell’intreccio. Tuttavia questa premessa ci permette di evidenziare le caratteristiche salienti del romanzo.
Lo sviluppo innanzitutto.
Spesso i romanzi noir ci hanno mostrato scenari dove la divisione tra bene e male diventa labile, talvolta inesistente. Con Settanta si va oltre. Non Bene e Male. Due entità divise e contrapposte che contribuiscono a scrivere una storia. Bensì la Storia (quella con la S maiuscola) riscritta da più trame (buone, cattive, o semplicemente dettate dal caso) che si intrecciano, con risultati sorprendenti, a volte completamente opposti ai desideri degli attori che occupano la scena perseguendo i propri scopi.
La narrazione. Quattro differenti punti di vista: uno stragista (un agente dei Servizi deviati, con un passato da manicomio criminale), un giovane magistrato del Sud, idealista ma con qualche problema, un attore del genere in voga a quei tempi: il “poliziottesco”, un po’ troppo preso nella propria parte, e, infine, un giovane bandito della mala milanese.
La scenografia. Il libro è ambientato nella “meta” storia del decennio “di piombo” 70-80, utilizzando un’ucronia, che si permette il lusso di spostare in avanti di centinaia di metri il concetto di verosimile, e con ottimi risultati. Come ha sottolineato il “maestro” Giancarlo De Cataldo su l’Unità, i protagonisti del romanzo non sono personaggi direttamente ispirati a modelli reali della storia dell’epoca , eppure ciascuno di loro porta in sé qualcosa di reale dei personaggi che la storia di quegli anni l’hanno fatta e che un lettore edotto non fatica a riconoscere. Nessun personaggio storico e nessun personaggio immaginario, quindi. La quinta teatrale che Sarasso disegna dietro la narrazione del suo romanzo non è L’Italia degli anni settanta, è un’altra Italia possibile del periodo, partendo dai medesimi presupposti, tuttavia lo scenario è assolutamente plausibile. Uno scenario di guerra mai dichiarata, anzi ostinatamente negata, ma realmente combattuta, di ideali traditi prima e crollati poi, di pietà per le, tante, innocenti vittime di sporchi giochi di potere.
Infine la scrittura. Lacerante, l’ha definita la brava Alessandra Buccheri su NovaMag. Assolutamente vero. Rispetto a “Confine di Stato”, capitolo primo della “trilogia sporca” di cui “Settanta” rappresenta il secondo atto, la scrittura presenta una notevole evoluzione. In “Confine” era prettamente cinematografica, la narrazione era trascinata dalla ricerca dell’azione a tutti i costi.
La lingua del romanzo era tutto fuorché aderente all’italiano parlato nel periodo. “Settanta” è un oggetto narrativo completamente diverso. Leggendolo si evince lo sforzo dell’autore per restituire i regionalismi e le inflessioni dell’italiano, gli stereotipi tipici della lingua del periodo, ed il lavoro svolto sull’intreccio, costruendo un «mostro» a quattro teste, una storia polifonica a quattro voci che diventano una sola. Il tutto innestato su una tecnica narrativa alla James Ellroy di “American Tabloid”.
Il risultato: quello di tenere il lettore incollato al romanzo dalla prima all’ultima pagina.
I libri di storia per imparare cose sul passato del nostro Paese e, forse, per non commettere più gli stessi errori ci sono. Tuttavia, le pagine oscure, i buchi neri sul reale svolgimento dei fatti, i retroscena segreti, e ad oggi sconosciuti, abbondano; nel periodo dei “settanta” forse ancora di più rispetto ai decenni che li hanno preceduti e seguiti.
Sarasso è nato nel ’78, quel decennio non l’ha vissuto direttamente, tuttavia uno dei meriti di romanzi come “Settanta”, oltre ai pregi precedentemente elencati, è quello di poter stimolare il lettore, che certe storie non le conosce abbastanza, se non per nulla, o che magari se le è solo dimenticate, a documentarsi per fermare la memoria di ciò che è stato.
Perché raccontare storie, così come conoscere il nostro passato, sono modi per resistere, per non farsi sopraffare da chi tenta, nell’Italia di oggi più che mai, a farci credere alle favole.