André Héléna, “il principe nero” del polar francese (di Giuseppina La Ciura)
Pubblico, con molto piacere, questo articolo scritto ed inviatomi da Giuseppina La Ciura che ringrazio.
André Hèléna è morto a Leucate, un ridente villaggio sul mare vicino a Narbonne(dove era nato nel 1919) il 18 Novembre 1972. Aveva solo 53 anni. L’uomo che era stato definito “le prince noir” del polar francese aveva trascorso gli ultimi anni della sua vita a scrivere libri di nessun valore- tra cui cinquanta porno- per pochi soldi sotto gli pseudonimi più strani per due editori avidi e disumani nella progressiva indifferenza dei lettori. Alla fine, tormentato dalla miseria, per sopravvivere, aveva venduto, fermandosi ad ogni bistrot che si gli parasse davanti “pour se tenir”, i suoi libri porta a porta.
Per decenni è stato uno scrittore sottovalutato dai critici e dimenticato dal pubblico. A partire dal 1986 tre bizzarri poligrafi , Evrard, Casoar e Bayon, hanno ripubblicato , corredandoli di testi critici, sei romanzi di Héléna nella collana “La Poisse” delle edizioni 10/18 e la serie dei “ Compagnons du destin” con prefazioni affidate a diversi scrittori fra cui Léo Malet. Solo recentemente Laurent Lombard ha fatto lo stesso in Italia e due case editrici- Fanucci e la sarda Aisara- hanno preso a pubblicare le opere più significative dello scrittore transalpino. Sono i noir che Héléna scrisse nel primo decennio del secondo dopoguerra, quando era appena trentenne(il solo “miracoloso” “I clienti del Central Hôtel” è del 1959). Sono il frutto di molte esperienze dolorose, personali e collettive, che Hèléna aveva vissuto nella sua giovinezza, prima a Narbonne e poi nella Capitale. Lo scrittore, infatti, che proveniva da una colta famiglia borghese(suo padre era archeologo e bibliofilo), partecipò come giornalista ad appena 17 anni alla guerra civile in Spagna- e ne trasse spunto per lo splendido “Le cheval d’Espagne”-(1) e poi, dopo il 1944, prese parte attivamente alla Resistenza contro i Tedeschi. Trasferitosi a Parigi, conobbe il disonore del carcere per “sottrazione di sottoscrizioni”. Questo evento lo segnò profondamente e fissò in modo definitivo la sua Weltenschauung, una visione del mondo disperata anzi tragica che lo accomuna ad altri grandi di Francia come Zola e Céline.
“ Rien que des victimes” è la cifra del suo pensiero cui è rimasto fedele nei suoi noir fino alla fine. In questo Héléna non è un’eccezione nel panorama della letteratura popolare( e non) d’oltralpe.
Bisogna infatti precisare che “ il noir francese, checché ne dicano alcuni critici del settore, non ha –come afferma Luigi Bernardi nella prefazione di “La vita è uno schifo” di Léo Malet-“ nulla a vedere con l’hard-boiled school, la scuola dei duri americani formatasi intorno alla rivista Black Mask; in una parola il noir non ha nulla a vedere con il poliziesco d’azione dei vari Hammett e Chandler”(2)Il noir è un romanzo psicologico, anche se può affrontare tematiche sociali ed ideologiche(come in Manchette o la Manotti) al centro del quale vi è la storia di un’esistenza vista nel suo lento declinare verso l’abisso, il punto di non ritorno, la morte. La felicità per Héléna è momentanea ed è spesso legata strettamente all’amore, al fare l’amore con una donna, incontrata per caso, in strada, al bancone di un bistrot, in un albergo squallido. Una prostituta di buon cuore, una povera ragazza sola, sperduta in un mondo sconosciuto che le fa paura. Non ci sono virginali fanciulle borghesi o caste signore dell’alta società nei libri di questo scrittore(il che, oltre alla produzione fluviale, lo accomuna a Simenon). Raramente però sesso è violenza, è possesso cieco, è stupro. Generalmente è una sorta di triste, tenero amore, un elemento che addolcisce gli addii. E gli eroi di Hèléna dicono quasi sempre addio a qualcosa ad ogni pagina ed infine alla vita. Generalmente è una morte sul campo, arma in pugno come in “ Il buon Dio se ne frega” e in “Un uomo qualunque”(a mio avviso il suo capolavoro), altre volte è un colpo di pistola alle spalle come nel terribile “ Il gusto del sangue”, a volte è un darsi la morte come per la vedova Poteau, la tragica ed oscena proprietaria del Central Hotel schiava della cocaina ed infanticida. Nell’attesa della morte, gli eroi di Héléna affrontano con coraggio il loro destino, che è poi quello di ogni uomo. Téophaste Renard, detto Bob, uscito di galera, in attesa di una vita normale, vive in un bordello e fa il gigolo di una cinquantenne insaziabile.( Ma gli sbirri, veri aguzzini, attendono….). Valdeverde “lavora” per l’Intelligence inglese nonostante rischi ogni minuto di essere smascherato e torturato a morte dalla Gestapo( cosa che puntualmente accade e sono quelle della sua tortura tra le pagine più dure di un romanzo molto duro qual è “ I Clienti del Central Hôtel”). La bella “Lily Marlene”, simbolo di tutte le prostitute di guerra, continua ad accogliere nel suo letto i soldati tedeschi mentre gli Alleati stanno per arrivare a Perpignan: le fanno pena. ( I partigiani non ne avranno altrettanta di lei mentre la portano al patibolo.) Il Presidente del Tribunale di Perpignan , M.Vallon, continua la sua modesta esistenza cercando in tutti i modi di salvare la sua famiglia nel mortale gioco tra collaborazionisti e partigiani e non si avvede che suo figlio Jacques a 19 anni ha scoperto, come una droga, il sapore eccitante del sangue e non può più fermarsi, anche a guerra finita. Vittime sono gli anarchici spagnoli che sono finiti esuli disprezzati ed emarginati in Francia dopo aver combattuto per le loro idee libertarie contro i Franchisti. Vittime sono i soldati di ogni nazionalità- specie tedeschi- che sognano solo la pace e il ritorno a casa e che concludono i loro giovani giorni a dondolare appesi agli alberi del Sud della Francia, preda dei corvi, o a marcire sotto la pioggia lenta, inesorabile in città distrutte. E poi ci sono i flic, “la sbirraglia” del dopoguerra, quelli che rappresentano la Legge della France liberata, quelli che “hanno sempre ragione” anche quando per accontentare le esigenze della loro signora si associano a criminali della peggior specie e non tremano nell’immolare sull’altare di Sua Maestà il Denaro un povero ragazzo innocente, il capro espiatorio di turno.
E” le bon Dieu s’en foute”.(?)
(1)”Le cheval d’Espagne” e/dite noir 2000
(2) Prefazione di Luigi Bernardi a “Il mondo è uno schifo “di Léo Malet -Fazi editore , 2000 pag 12
NB. Ci sono nella vita di Héléna molti punti oscuri. Per esempio la sua attività di giornalista in terra di Spagna negli anni della Guerra Civile, attività contestata da alcuni compagni di Narbonne e poi il suo alcolismo, che la seconda moglie ha sempre negato. Io, non avendo dati certi, mi sono attenuta alla vulgata. E’ ovvio che uno scrittore di così grande talento meriterebbe degli studi approfonditi e seri.
Bibliografia essenziale.
1)”Gli sbirri hanno sempre ragione” Aisara 2008
2)”I viaggiatori del venerdì” Aisara 2009
3)” Il ricettatore” Aisara 2009(traduzione di G.Zucca)
4)”Il buon Dio se ne frega” Aisara 2009
5) “La vittima” Fanucci 2009
6) “Un uomo qualunque” Fanucci 2008
7)”Il gusto del sangue” Aisara, 2008
8)” I clienti del Central Hôtel”, Aisara, 2009
9) “Le cheval d’Espagne” e/dite noir, 2000

Saranno scrittori. Saranno libri