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	<title>Commenti per J.P. Rossano</title>
	<link>http://www.jprossano.com</link>
	<description>Il sito ufficiale dell'autore del thriller "L'ultima stoccata"</description>
	<pubDate>Thu, 28 Aug 2008 03:50:45 +0000</pubDate>
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		<title>Commenti su Inizia la collaborazione col sito Europolar di JP</title>
		<link>http://www.jprossano.com/2008/inizia-la-collaborazione-col-sito-europolar/#comment-89</link>
		<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 07:23:26 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.jprossano.com/2008/inizia-la-collaborazione-col-sito-europolar/#comment-89</guid>
					<description>Da oggi sul sito di Europolar è disponibile l'articolo anche nella traduzione inglese.
Questa è la prima volta che un mio scritto varca i patri confini, permettetemi una nota di compiacente vanagloria</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Da oggi sul sito di Europolar è disponibile l&#8217;articolo anche nella traduzione inglese.<br />
Questa è la prima volta che un mio scritto varca i patri confini, permettetemi una nota di compiacente vanagloria
</p>
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	<item>
		<title>Commenti su NEW ITALIAN EPIC di JP</title>
		<link>http://www.jprossano.com/2008/new-italian-epic/#comment-88</link>
		<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 07:20:57 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.jprossano.com/2008/new-italian-epic/#comment-88</guid>
					<description>A proposito di New Italian Epic se ne parla anche in un interessante intervista di Simone Sarasso al "maestro" Giancarlo De Cataldo che potete leggere a questo link:
http://confinedistato.blogspot.com/2008/07/sarasso-vs-de-cataldo-unintervista-per.html</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito di New Italian Epic se ne parla anche in un interessante intervista di Simone Sarasso al &#8220;maestro&#8221; Giancarlo De Cataldo che potete leggere a questo link:<br />
<a href="http://confinedistato.blogspot.com/2008/07/sarasso-vs-de-cataldo-unintervista-per.html" rel="nofollow">http://confinedistato.blogspot.com/2008/07/sarasso-vs-de-cataldo-unintervista-per.html</a>
</p>
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		<title>Commenti su NEW ITALIAN EPIC di gelostellato</title>
		<link>http://www.jprossano.com/2008/new-italian-epic/#comment-87</link>
		<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 08:39:10 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.jprossano.com/2008/new-italian-epic/#comment-87</guid>
					<description>beh, l'ho scaricato
leggerolli
pare interessante

grazie per la segnalazione
non sapevo nemmeno di essere iscritto alla tua newsletter
cavoli
impressionante 
devo averlo fatto da dormiente

ciao!
buone scritture
R.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>beh, l&#8217;ho scaricato<br />
leggerolli<br />
pare interessante</p>
<p>grazie per la segnalazione<br />
non sapevo nemmeno di essere iscritto alla tua newsletter<br />
cavoli<br />
impressionante<br />
devo averlo fatto da dormiente</p>
<p>ciao!<br />
buone scritture<br />
R.
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>Commenti su HITLER di Giuseppe Genna – Il Male e il dovere della Memoria di J.P. Rossano &#187; Blog Archive &#187; NEW ITALIAN EPIC</title>
		<link>http://www.jprossano.com/2008/hitler/#comment-86</link>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 16:31:07 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.jprossano.com/2008/hitler/#comment-86</guid>
					<description>[...] Di alcuni degli autori e delle opere citate da WM1 nel suo saggio abbiamo parlato su questo sito (De Cataldo, Genna, Saviano, Sarasso), così come di una nuova generazione di italici scrittori, sia chiaro senza la complessità e lo spessore del saggio di WM1, (cfr. “Umberto Eco ed il giallo”). [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Di alcuni degli autori e delle opere citate da WM1 nel suo saggio abbiamo parlato su questo sito (De Cataldo, Genna, Saviano, Sarasso), così come di una nuova generazione di italici scrittori, sia chiaro senza la complessità e lo spessore del saggio di WM1, (cfr. “Umberto Eco ed il giallo”). [&#8230;]
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>Commenti su “Le Benevole” di petra</title>
		<link>http://www.jprossano.com/2008/%e2%80%9cle-benevole%e2%80%9d/#comment-84</link>
		<pubDate>Wed, 04 Jun 2008 11:21:28 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.jprossano.com/2008/%e2%80%9cle-benevole%e2%80%9d/#comment-84</guid>
					<description>si fatica a leggere questo libro che ho iniziato da qualche giorno...ma si fatica a nche a chiuderlo e metterlo via,  in un cassetto..perchè ancora (e per fortuna) ci si accapona la pelle e ci si chiude lo stomaco di fronte a tanta ferocia.
E allora per non dimenticare facciamolo leggere anche ai nostri figli con la dovuta supervisione adulta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>si fatica a leggere questo libro che ho iniziato da qualche giorno&#8230;ma si fatica a nche a chiuderlo e metterlo via,  in un cassetto..perchè ancora (e per fortuna) ci si accapona la pelle e ci si chiude lo stomaco di fronte a tanta ferocia.<br />
E allora per non dimenticare facciamolo leggere anche ai nostri figli con la dovuta supervisione adulta.
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>Commenti su Israele ospite della Fiera del Libro di Torino 2008 di Beatrice Tecchio</title>
		<link>http://www.jprossano.com/2008/israele-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino-2008/#comment-79</link>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2008 07:16:19 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.jprossano.com/2008/israele-ospite-della-fiera-del-libro-di-torino-2008/#comment-79</guid>
					<description>Mi spiace aver letto solo ora, ma sottoscrivo pienamente.Tutto ciò mi ricorda quanto visto nel bel film d'animazione di Marjane Satrapi, che, scappata dall'Iran perchè rischiava di morire per le sue idee avverse al regime, veniva guardata con diffidenza ed emarginata dai nuovi conoscenti austriaci perchè, appunto, "iraniana", e quindi talebana, illiberale arretrata etcc..</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi spiace aver letto solo ora, ma sottoscrivo pienamente.Tutto ciò mi ricorda quanto visto nel bel film d&#8217;animazione di Marjane Satrapi, che, scappata dall&#8217;Iran perchè rischiava di morire per le sue idee avverse al regime, veniva guardata con diffidenza ed emarginata dai nuovi conoscenti austriaci perchè, appunto, &#8220;iraniana&#8221;, e quindi talebana, illiberale arretrata etcc..
</p>
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				</item>
	<item>
		<title>Commenti su “Le Benevole” di J.P. Rossano</title>
		<link>http://www.jprossano.com/2008/%e2%80%9cle-benevole%e2%80%9d/#comment-70</link>
		<pubDate>Sun, 23 Mar 2008 11:35:37 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.jprossano.com/2008/%e2%80%9cle-benevole%e2%80%9d/#comment-70</guid>
					<description>Concordo con quanto scritto da Mauro, che ringrazio per l'intervento, e ritengo che la domanda di Aue che egli cita, “sono forse più colpevole di voi….” meriterebbe un approfondito dibattito in merito al tema "responsabilità" di fronte alla storia, non solo per le tragedie di ieri, ma ance per quelle di oggi.
JP</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo con quanto scritto da Mauro, che ringrazio per l&#8217;intervento, e ritengo che la domanda di Aue che egli cita, “sono forse più colpevole di voi….” meriterebbe un approfondito dibattito in merito al tema &#8220;responsabilità&#8221; di fronte alla storia, non solo per le tragedie di ieri, ma ance per quelle di oggi.<br />
JP
</p>
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	<item>
		<title>Commenti su “Le Benevole” di mauro</title>
		<link>http://www.jprossano.com/2008/%e2%80%9cle-benevole%e2%80%9d/#comment-69</link>
		<pubDate>Sat, 22 Mar 2008 15:06:37 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.jprossano.com/2008/%e2%80%9cle-benevole%e2%80%9d/#comment-69</guid>
					<description>ho letto "le benevole" e leggerò sicuramente "hitler" di genna.
al di la della durezza il romanzo di littell sarebbe da far leggere agli studenti. Da a mio parere un'idea di come si può scivolare nella parte di male che è in noi, di come si arriva all'insensibilità   verso questo con una progressione inarrestabile e silenziosa.
una domanda di Aue "sono forse più colpevole di voi...."
rivolta ad una donna conosciuta in piscina e penso a tutti i tedeschi è secondo me il fulcro del libro.
mauro</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ho letto &#8220;le benevole&#8221; e leggerò sicuramente &#8220;hitler&#8221; di genna.<br />
al di la della durezza il romanzo di littell sarebbe da far leggere agli studenti. Da a mio parere un&#8217;idea di come si può scivolare nella parte di male che è in noi, di come si arriva all&#8217;insensibilità   verso questo con una progressione inarrestabile e silenziosa.<br />
una domanda di Aue &#8220;sono forse più colpevole di voi&#8230;.&#8221;<br />
rivolta ad una donna conosciuta in piscina e penso a tutti i tedeschi è secondo me il fulcro del libro.<br />
mauro
</p>
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	<item>
		<title>Commenti su “Le Benevole” di J.P. Rossano &#187; Blog Archive &#187; HITLER di Giuseppe Genna – Il Male e il dovere della Memoria</title>
		<link>http://www.jprossano.com/2008/%e2%80%9cle-benevole%e2%80%9d/#comment-68</link>
		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 11:59:35 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.jprossano.com/2008/%e2%80%9cle-benevole%e2%80%9d/#comment-68</guid>
					<description>[...] A proposito dell’esistenza del Male e della necessità di trovare il coraggio per raccontarlo, abbiamo già scritto (Il noir, il male ed il potere). Del libro di Jonathan Littell “Le Benevole”, storia turpe di un impunito nazista, un romanzo bello seppur a tratti difficile da leggere, anche. A questo punto era quasi fatale tanto che mi avventurassi nella lettura di “Hitler” di Giuseppe Genna, quanto che tediassi i visitatori del sito con le mie riflessioni in merito. Qui scatta, doverosa, una precisazione. Il Genna Giuseppe, JP Rossano, non lo conosce, non gli deve dei favori, non è intenzionato a chiederne e, prima di Hitler, non aveva neppure letto nessuna delle sue opere. Questo va detto subito, tanto per sgomberare il campo da possibili dubbi di partigianeria, se non di convenienza. “Hitler” di Giuseppe Genna, dunque. Lettura suggerita dal mio amico Simone Sarasso, mentre si stava discutendo del libro di Littell e di quanto avesse scritto il sottoscritto in proposito. Confesso, mi sono accostato alla lettura di questo romanzo con cautela e non poco prevenuto sospetto. Molto si è scritto su Adolf Hitler, sempre però in forma di saggistica. Se si esclude, forse, &#8220;La parte dell’altro&#8220; di Schmitt, questa è la prima volta che un autore affronta la sfida: Adolf Hitler quale protagonista di un’opera narrativa. Il risultato: eccezionale ed agghiacciante al tempo stesso. “Hitler” è la sintesi del Male umano. Basato su precise ricerche storiche, il romanzo di Genna, dipinge un quadro tanto cupo, quanto tristemente realista del suo deprecabile protagonista. E lo fa emettendo una condanna senza appello. Esatto: l’autore non si colloca fuori dalla storia, vi si getta dentro, trascinando con se l’attonito lettore. “Hitler” è l’impietosa narrazione di come un idiota, tanto patetico quanto maligno, una non-persona (nel senso di antitesi umana) possa essere assurto al sanguinario ruolo che ha avuto nella storia del ‘900. Nessuna mitizzazione, nessuna assoluzione, nessuna redenzione, come è giusto che sia. Infanzia devastata, adolescenza demente, turbe sessuali, miseria, fallimenti personali, dura esperienza nelle trincee della I Guerra Mondiale: nulla di tutto ciò può spiegare l’inspiegabile. Se l’Aue del romanzo di Littell è, pur nel suo abominio, un giovane brillante, dotato di buona cultura e figlio di ottime letture; l’Hitler di Genna è un “cretino” sin dalle prime pagine e resterà un cretino per tutto il romanzo, fino all’abisso conclusivo nel Bunker di Berlino. Mentitore, vile, schizoide, tuttavia dotato di una logorrea trascinante. Imbevuto di una anti cultura, appresa dai peggiori libelli nazionalisti e dalle riviste di antisemitismo dozzinale che circolavano nella Germania di Weimar, Hitler parla, per tutta la durata del romanzo, della sola cosa di cui possa parlare una simile non persona. Del vuoto, del nulla, del niente. Egli è un untore del nulla, catalizza nella sua non persona tutto il vuoto che lo circonda, lo amplifica e lo sparge come un virus. Il nazismo si diffonde come un tumore nel corpo malato della Germania della repubblica di Weimar, coagulando attorno a Hitler altri tumori, non persone, Hitler potenziali, dementi meno carismatici, ma altrettanto grotteschi: Goering, Röhm, Goebbels, Hess, Himmler, Bormann. È un’inarrestabile ascesa: il putsch della birreria, la presa del potere, l’incendio del Reichstag, la “Notte dei Lunghi Coltelli”, il rogo dei libri, i pogrom anti-ebrei. L’autore non ci risparmia nulla e dipinge l’angosciante sensazione che, nel clima dell’Europa del tempo e con la colpevole inazione delle potenze mondiali, la più grande delle tragedie europee avanzi verso l’inevitabile scoppio della II Guerra Mondiale e l’Olocausto. Odio razziale, miseria e ignoranza: il combustibile. I nazionalismi: il comburente. Hitler e la sua cricca di psicopatici: la scintilla esplosiva. La narrazione procede sino a che l’orrore raggiunge il suo apice. Lo sterminio degli ebrei, gli Einsatzkommando, i bombardamenti sull’Inghilterra, l’attacco all’Unione Sovietica, la tragedia della VI armata a Stalingrado, i campi di concentramento, le V2, il progressivo collasso del Terzo Reich, sino al delirio degli ultimi giorni in una Berlino da girone dantesco. Poiché dal punto di vista della trama Genna non inventa nulla, ne modifica, ma riporta fedelmente la storia, ciò che colpisce di più del romanzo è lo stile. Esplosivo, la scrittura descrive il delirio trasmettendo la febbre. La narrazione è marmorea, asciutta sino all’estremo, delinea la scena in modo succinto, mai eccessivo, non si abbandona a fronzoli da fighetti, non concede nulla alla prosa raffinata. Ogni frase è un colpo di maglio, persino quando è composta di un’unica parola. Anzi più la frase è secca, concisa, più il suo effetto sulla narrazione e sul lettore è agghiacciante. Lo stile giusto per descrivere il Male e, soprattutto, per il messaggio più importante del romanzo: un appello privo di compromessi sulla necessità della memoria. La parola d’ordine, dall’inizio alla fine, è Memoria. “Hitler” è, assolutamente, un libro da leggere. Appare ridicola, se non addirittura offensiva, l’accusa mossa ai romanzi di Littell e Genna, da quel signore che scrive sull’Avvenire  “… libri di nessuna utilità, esibiscono solo la pornografia del Male …”. La pornografia del Male sono le trasmissioni fiume intorno alle villette di Cogne e di Garlasco, i plastici delle scene del delitto esposti nei salotti buoni della televisione, le code per assistere al processo per i fatti di Erba, non dei romanzi di spessore letterario e rigore storico che contribuiscono ad uno dei nostri doveri principali: non dimenticare ciò che è accaduto perché non possa più accadere. Affermare, come ha scritto il medesimo signore, che “…il Male assoluto respinge ogni argomento in contrario, anzi lo trasforma addirittura in un evento positivo…” equivale a firmare una resa incondizionata. Non possiamo raccontarlo, altrimenti egli, il male, rigira a suo favore i nostri argomenti. Tanto varrebbe tacere, allora, lasciare che l’oblio abbia il sopravvento, così che i figli possano tranquillamente ripetere gli errori dei padri, senza che nessun memento possa trattenerli. D’altronde non potremmo pretendere molto da chi sostiene che “La metafisica del Male è materia teologica. Non fa per lo scrittore&#8230;” se così fosse Dante avrebbe dovuto limitarsi al Purgatorio ed al Paradiso, privandoci di quel capolavoro che è l’Inferno, la qual cosa si commenta da sé. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] A proposito dell’esistenza del Male e della necessità di trovare il coraggio per raccontarlo, abbiamo già scritto (Il noir, il male ed il potere). Del libro di Jonathan Littell “Le Benevole”, storia turpe di un impunito nazista, un romanzo bello seppur a tratti difficile da leggere, anche. A questo punto era quasi fatale tanto che mi avventurassi nella lettura di “Hitler” di Giuseppe Genna, quanto che tediassi i visitatori del sito con le mie riflessioni in merito. Qui scatta, doverosa, una precisazione. Il Genna Giuseppe, JP Rossano, non lo conosce, non gli deve dei favori, non è intenzionato a chiederne e, prima di Hitler, non aveva neppure letto nessuna delle sue opere. Questo va detto subito, tanto per sgomberare il campo da possibili dubbi di partigianeria, se non di convenienza. “Hitler” di Giuseppe Genna, dunque. Lettura suggerita dal mio amico Simone Sarasso, mentre si stava discutendo del libro di Littell e di quanto avesse scritto il sottoscritto in proposito. Confesso, mi sono accostato alla lettura di questo romanzo con cautela e non poco prevenuto sospetto. Molto si è scritto su Adolf Hitler, sempre però in forma di saggistica. Se si esclude, forse, &#8220;La parte dell’altro&#8220; di Schmitt, questa è la prima volta che un autore affronta la sfida: Adolf Hitler quale protagonista di un’opera narrativa. Il risultato: eccezionale ed agghiacciante al tempo stesso. “Hitler” è la sintesi del Male umano. Basato su precise ricerche storiche, il romanzo di Genna, dipinge un quadro tanto cupo, quanto tristemente realista del suo deprecabile protagonista. E lo fa emettendo una condanna senza appello. Esatto: l’autore non si colloca fuori dalla storia, vi si getta dentro, trascinando con se l’attonito lettore. “Hitler” è l’impietosa narrazione di come un idiota, tanto patetico quanto maligno, una non-persona (nel senso di antitesi umana) possa essere assurto al sanguinario ruolo che ha avuto nella storia del ‘900. Nessuna mitizzazione, nessuna assoluzione, nessuna redenzione, come è giusto che sia. Infanzia devastata, adolescenza demente, turbe sessuali, miseria, fallimenti personali, dura esperienza nelle trincee della I Guerra Mondiale: nulla di tutto ciò può spiegare l’inspiegabile. Se l’Aue del romanzo di Littell è, pur nel suo abominio, un giovane brillante, dotato di buona cultura e figlio di ottime letture; l’Hitler di Genna è un “cretino” sin dalle prime pagine e resterà un cretino per tutto il romanzo, fino all’abisso conclusivo nel Bunker di Berlino. Mentitore, vile, schizoide, tuttavia dotato di una logorrea trascinante. Imbevuto di una anti cultura, appresa dai peggiori libelli nazionalisti e dalle riviste di antisemitismo dozzinale che circolavano nella Germania di Weimar, Hitler parla, per tutta la durata del romanzo, della sola cosa di cui possa parlare una simile non persona. Del vuoto, del nulla, del niente. Egli è un untore del nulla, catalizza nella sua non persona tutto il vuoto che lo circonda, lo amplifica e lo sparge come un virus. Il nazismo si diffonde come un tumore nel corpo malato della Germania della repubblica di Weimar, coagulando attorno a Hitler altri tumori, non persone, Hitler potenziali, dementi meno carismatici, ma altrettanto grotteschi: Goering, Röhm, Goebbels, Hess, Himmler, Bormann. È un’inarrestabile ascesa: il putsch della birreria, la presa del potere, l’incendio del Reichstag, la “Notte dei Lunghi Coltelli”, il rogo dei libri, i pogrom anti-ebrei. L’autore non ci risparmia nulla e dipinge l’angosciante sensazione che, nel clima dell’Europa del tempo e con la colpevole inazione delle potenze mondiali, la più grande delle tragedie europee avanzi verso l’inevitabile scoppio della II Guerra Mondiale e l’Olocausto. Odio razziale, miseria e ignoranza: il combustibile. I nazionalismi: il comburente. Hitler e la sua cricca di psicopatici: la scintilla esplosiva. La narrazione procede sino a che l’orrore raggiunge il suo apice. Lo sterminio degli ebrei, gli Einsatzkommando, i bombardamenti sull’Inghilterra, l’attacco all’Unione Sovietica, la tragedia della VI armata a Stalingrado, i campi di concentramento, le V2, il progressivo collasso del Terzo Reich, sino al delirio degli ultimi giorni in una Berlino da girone dantesco. Poiché dal punto di vista della trama Genna non inventa nulla, ne modifica, ma riporta fedelmente la storia, ciò che colpisce di più del romanzo è lo stile. Esplosivo, la scrittura descrive il delirio trasmettendo la febbre. La narrazione è marmorea, asciutta sino all’estremo, delinea la scena in modo succinto, mai eccessivo, non si abbandona a fronzoli da fighetti, non concede nulla alla prosa raffinata. Ogni frase è un colpo di maglio, persino quando è composta di un’unica parola. Anzi più la frase è secca, concisa, più il suo effetto sulla narrazione e sul lettore è agghiacciante. Lo stile giusto per descrivere il Male e, soprattutto, per il messaggio più importante del romanzo: un appello privo di compromessi sulla necessità della memoria. La parola d’ordine, dall’inizio alla fine, è Memoria. “Hitler” è, assolutamente, un libro da leggere. Appare ridicola, se non addirittura offensiva, l’accusa mossa ai romanzi di Littell e Genna, da quel signore che scrive sull’Avvenire  “… libri di nessuna utilità, esibiscono solo la pornografia del Male …”. La pornografia del Male sono le trasmissioni fiume intorno alle villette di Cogne e di Garlasco, i plastici delle scene del delitto esposti nei salotti buoni della televisione, le code per assistere al processo per i fatti di Erba, non dei romanzi di spessore letterario e rigore storico che contribuiscono ad uno dei nostri doveri principali: non dimenticare ciò che è accaduto perché non possa più accadere. Affermare, come ha scritto il medesimo signore, che “…il Male assoluto respinge ogni argomento in contrario, anzi lo trasforma addirittura in un evento positivo…” equivale a firmare una resa incondizionata. Non possiamo raccontarlo, altrimenti egli, il male, rigira a suo favore i nostri argomenti. Tanto varrebbe tacere, allora, lasciare che l’oblio abbia il sopravvento, così che i figli possano tranquillamente ripetere gli errori dei padri, senza che nessun memento possa trattenerli. D’altronde non potremmo pretendere molto da chi sostiene che “La metafisica del Male è materia teologica. Non fa per lo scrittore&#8230;” se così fosse Dante avrebbe dovuto limitarsi al Purgatorio ed al Paradiso, privandoci di quel capolavoro che è l’Inferno, la qual cosa si commenta da sé. [&#8230;]
</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>Commenti su IL NOIR, IL MALE ED IL POTERE di J.P. Rossano &#187; Blog Archive &#187; HITLER di Giuseppe Genna – Il Male e il dovere della Memoria</title>
		<link>http://www.jprossano.com/2008/il-noir-il-male-ed-il-potere/#comment-66</link>
		<pubDate>Tue, 18 Mar 2008 11:13:38 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.jprossano.com/2008/il-noir-il-male-ed-il-potere/#comment-66</guid>
					<description>[...] A proposito dell’esistenza del Male e della necessità di trovare il coraggio per raccontarlo, abbiamo già scritto (Il noir, il male ed il potere). Del libro di Jonathan Littell “Le Benevole”, storia turpe di un impunito nazista, un romanzo bello seppur a tratti difficile da leggere, anche. A questo punto era quasi fatale tanto che mi avventurassi nella lettura di “Hitler” di Giuseppe Genna, quanto che tediassi i visitatori del sito con le mie riflessioni in merito. Qui scatta, doverosa, una precisazione. Il Genna Giuseppe, JP Rossano, non lo conosce, non gli deve dei favori, non è intenzionato a chiederne e, prima di Hitler, non aveva neppure letto nessuna delle sue opere. Questo va detto subito, tanto per sgomberare il campo da possibili dubbi di partigianeria, se non di convenienza. “Hitler” di Giuseppe Genna, dunque. Lettura suggerita dal mio amico Simone Sarasso, mentre si stava discutendo del libro di Littell e di quanto avesse scritto il sottoscritto in proposito. Confesso, mi sono accostato alla lettura di questo romanzo con cautela e non poco prevenuto sospetto. Molto si è scritto su Adolf Hitler, sempre però in forma di saggistica. Se si esclude, forse, &#8220;La parte dell’altro&#8220; di Schmitt, questa è la prima volta che un autore affronta la sfida: Adolf Hitler quale protagonista di un’opera narrativa. Il risultato: eccezionale ed agghiacciante al tempo stesso. “Hitler” è la sintesi del Male umano. Basato su precise ricerche storiche, il romanzo di Genna, dipinge un quadro tanto cupo, quanto tristemente realista del suo deprecabile protagonista. E lo fa emettendo una condanna senza appello. Esatto: l’autore non si colloca fuori dalla storia, vi si getta dentro, trascinando con se l’attonito lettore. “Hitler” è l’impietosa narrazione di come un idiota, tanto patetico quanto maligno, una non-persona (nel senso di antitesi umana) possa essere assurto al sanguinario ruolo che ha avuto nella storia del ‘900. Nessuna mitizzazione, nessuna assoluzione, nessuna redenzione, come è giusto che sia. Infanzia devastata, adolescenza demente, turbe sessuali, miseria, fallimenti personali, dura esperienza nelle trincee della I Guerra Mondiale: nulla di tutto ciò può spiegare l’inspiegabile. Se l’Aue del romanzo di Littell è, pur nel suo abominio, un giovane brillante, dotato di buona cultura e figlio di ottime letture; l’Hitler di Genna è un “cretino” sin dalle prime pagine e resterà un cretino per tutto il romanzo, fino all’abisso conclusivo nel Bunker di Berlino. Mentitore, vile, schizoide, tuttavia dotato di una logorrea trascinante. Imbevuto di una anti cultura, appresa dai peggiori libelli nazionalisti e dalle riviste di antisemitismo dozzinale che circolavano nella Germania di Weimar, Hitler parla, per tutta la durata del romanzo, della sola cosa di cui possa parlare una simile non persona. Del vuoto, del nulla, del niente. Egli è un untore del nulla, catalizza nella sua non persona tutto il vuoto che lo circonda, lo amplifica e lo sparge come un virus. Il nazismo si diffonde come un tumore nel corpo malato della Germania della repubblica di Weimar, coagulando attorno a Hitler altri tumori, non persone, Hitler potenziali, dementi meno carismatici, ma altrettanto grotteschi: Goering, Röhm, Goebbels, Hess, Himmler, Bormann. È un’inarrestabile ascesa: il putsch della birreria, la presa del potere, l’incendio del Reichstag, la “Notte dei Lunghi Coltelli”, il rogo dei libri, i pogrom anti-ebrei. L’autore non ci risparmia nulla e dipinge l’angosciante sensazione che, nel clima dell’Europa del tempo e con la colpevole inazione delle potenze mondiali, la più grande delle tragedie europee avanzi verso l’inevitabile scoppio della II Guerra Mondiale e l’Olocausto. Odio razziale, miseria e ignoranza: il combustibile. I nazionalismi: il comburente. Hitler e la sua cricca di psicopatici: la scintilla esplosiva. La narrazione procede sino a che l’orrore raggiunge il suo apice. Lo sterminio degli ebrei, gli Einsatzkommando, i bombardamenti sull’Inghilterra, l’attacco all’Unione Sovietica, la tragedia della VI armata a Stalingrado, i campi di concentramento, le V2, il progressivo collasso del Terzo Reich, sino al delirio degli ultimi giorni in una Berlino da girone dantesco. Poiché dal punto di vista della trama Genna non inventa nulla, ne modifica, ma riporta fedelmente la storia, ciò che colpisce di più del romanzo è lo stile. Esplosivo, la scrittura descrive il delirio trasmettendo la febbre. La narrazione è marmorea, asciutta sino all’estremo, delinea la scena in modo succinto, mai eccessivo, non si abbandona a fronzoli da fighetti, non concede nulla alla prosa raffinata. Ogni frase è un colpo di maglio, persino quando è composta di un’unica parola. Anzi più la frase è secca, concisa, più il suo effetto sulla narrazione e sul lettore è agghiacciante. Lo stile giusto per descrivere il Male e, soprattutto, per il messaggio più importante del romanzo: un appello privo di compromessi sulla necessità della memoria. La parola d’ordine, dall’inizio alla fine, è Memoria. “Hitler” è, assolutamente, un libro da leggere. Appare ridicola, se non addirittura offensiva, l’accusa mossa ai romanzi di Littell e Genna, da quel signore che scrive sull’Avvenire  “… libri di nessuna utilità, esibiscono solo la pornografia del Male …”. La pornografia del Male sono le trasmissioni fiume intorno alle villette di Cogne e di Garlasco, i plastici delle scene del delitto esposti nei salotti buoni della televisione, le code per assistere al processo per i fatti di Erba, non dei romanzi di spessore letterario e rigore storico che contribuiscono ad uno dei nostri doveri principali: non dimenticare ciò che è accaduto perché non possa più accadere. Affermare, come ha scritto il medesimo signore, che “…il Male assoluto respinge ogni argomento in contrario, anzi lo trasforma addirittura in un evento positivo…” equivale a firmare una resa incondizionata. Non possiamo raccontarlo, altrimenti egli, il male, rigira a suo favore i nostri argomenti. Tanto varrebbe tacere, allora, lasciare che l’oblio abbia il sopravvento, così che i figli possano tranquillamente ripetere gli errori dei padri, senza che nessun memento possa trattenerli. D’altronde non potremmo pretendere molto da chi sostiene che “La metafisica del Male è materia teologica. Non fa per lo scrittore&#8230;” se così fosse Dante avrebbe dovuto limitarsi al Purgatorio ed al Paradiso, privandoci di quel capolavoro che è l’Inferno, la qual cosa si commenta da sé. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] A proposito dell’esistenza del Male e della necessità di trovare il coraggio per raccontarlo, abbiamo già scritto (Il noir, il male ed il potere). Del libro di Jonathan Littell “Le Benevole”, storia turpe di un impunito nazista, un romanzo bello seppur a tratti difficile da leggere, anche. A questo punto era quasi fatale tanto che mi avventurassi nella lettura di “Hitler” di Giuseppe Genna, quanto che tediassi i visitatori del sito con le mie riflessioni in merito. Qui scatta, doverosa, una precisazione. Il Genna Giuseppe, JP Rossano, non lo conosce, non gli deve dei favori, non è intenzionato a chiederne e, prima di Hitler, non aveva neppure letto nessuna delle sue opere. Questo va detto subito, tanto per sgomberare il campo da possibili dubbi di partigianeria, se non di convenienza. “Hitler” di Giuseppe Genna, dunque. Lettura suggerita dal mio amico Simone Sarasso, mentre si stava discutendo del libro di Littell e di quanto avesse scritto il sottoscritto in proposito. Confesso, mi sono accostato alla lettura di questo romanzo con cautela e non poco prevenuto sospetto. Molto si è scritto su Adolf Hitler, sempre però in forma di saggistica. Se si esclude, forse, &#8220;La parte dell’altro&#8220; di Schmitt, questa è la prima volta che un autore affronta la sfida: Adolf Hitler quale protagonista di un’opera narrativa. Il risultato: eccezionale ed agghiacciante al tempo stesso. “Hitler” è la sintesi del Male umano. Basato su precise ricerche storiche, il romanzo di Genna, dipinge un quadro tanto cupo, quanto tristemente realista del suo deprecabile protagonista. E lo fa emettendo una condanna senza appello. Esatto: l’autore non si colloca fuori dalla storia, vi si getta dentro, trascinando con se l’attonito lettore. “Hitler” è l’impietosa narrazione di come un idiota, tanto patetico quanto maligno, una non-persona (nel senso di antitesi umana) possa essere assurto al sanguinario ruolo che ha avuto nella storia del ‘900. Nessuna mitizzazione, nessuna assoluzione, nessuna redenzione, come è giusto che sia. Infanzia devastata, adolescenza demente, turbe sessuali, miseria, fallimenti personali, dura esperienza nelle trincee della I Guerra Mondiale: nulla di tutto ciò può spiegare l’inspiegabile. Se l’Aue del romanzo di Littell è, pur nel suo abominio, un giovane brillante, dotato di buona cultura e figlio di ottime letture; l’Hitler di Genna è un “cretino” sin dalle prime pagine e resterà un cretino per tutto il romanzo, fino all’abisso conclusivo nel Bunker di Berlino. Mentitore, vile, schizoide, tuttavia dotato di una logorrea trascinante. Imbevuto di una anti cultura, appresa dai peggiori libelli nazionalisti e dalle riviste di antisemitismo dozzinale che circolavano nella Germania di Weimar, Hitler parla, per tutta la durata del romanzo, della sola cosa di cui possa parlare una simile non persona. Del vuoto, del nulla, del niente. Egli è un untore del nulla, catalizza nella sua non persona tutto il vuoto che lo circonda, lo amplifica e lo sparge come un virus. Il nazismo si diffonde come un tumore nel corpo malato della Germania della repubblica di Weimar, coagulando attorno a Hitler altri tumori, non persone, Hitler potenziali, dementi meno carismatici, ma altrettanto grotteschi: Goering, Röhm, Goebbels, Hess, Himmler, Bormann. È un’inarrestabile ascesa: il putsch della birreria, la presa del potere, l’incendio del Reichstag, la “Notte dei Lunghi Coltelli”, il rogo dei libri, i pogrom anti-ebrei. L’autore non ci risparmia nulla e dipinge l’angosciante sensazione che, nel clima dell’Europa del tempo e con la colpevole inazione delle potenze mondiali, la più grande delle tragedie europee avanzi verso l’inevitabile scoppio della II Guerra Mondiale e l’Olocausto. Odio razziale, miseria e ignoranza: il combustibile. I nazionalismi: il comburente. Hitler e la sua cricca di psicopatici: la scintilla esplosiva. La narrazione procede sino a che l’orrore raggiunge il suo apice. Lo sterminio degli ebrei, gli Einsatzkommando, i bombardamenti sull’Inghilterra, l’attacco all’Unione Sovietica, la tragedia della VI armata a Stalingrado, i campi di concentramento, le V2, il progressivo collasso del Terzo Reich, sino al delirio degli ultimi giorni in una Berlino da girone dantesco. Poiché dal punto di vista della trama Genna non inventa nulla, ne modifica, ma riporta fedelmente la storia, ciò che colpisce di più del romanzo è lo stile. Esplosivo, la scrittura descrive il delirio trasmettendo la febbre. La narrazione è marmorea, asciutta sino all’estremo, delinea la scena in modo succinto, mai eccessivo, non si abbandona a fronzoli da fighetti, non concede nulla alla prosa raffinata. Ogni frase è un colpo di maglio, persino quando è composta di un’unica parola. Anzi più la frase è secca, concisa, più il suo effetto sulla narrazione e sul lettore è agghiacciante. Lo stile giusto per descrivere il Male e, soprattutto, per il messaggio più importante del romanzo: un appello privo di compromessi sulla necessità della memoria. La parola d’ordine, dall’inizio alla fine, è Memoria. “Hitler” è, assolutamente, un libro da leggere. Appare ridicola, se non addirittura offensiva, l’accusa mossa ai romanzi di Littell e Genna, da quel signore che scrive sull’Avvenire  “… libri di nessuna utilità, esibiscono solo la pornografia del Male …”. La pornografia del Male sono le trasmissioni fiume intorno alle villette di Cogne e di Garlasco, i plastici delle scene del delitto esposti nei salotti buoni della televisione, le code per assistere al processo per i fatti di Erba, non dei romanzi di spessore letterario e rigore storico che contribuiscono ad uno dei nostri doveri principali: non dimenticare ciò che è accaduto perché non possa più accadere. Affermare, come ha scritto il medesimo signore, che “…il Male assoluto respinge ogni argomento in contrario, anzi lo trasforma addirittura in un evento positivo…” equivale a firmare una resa incondizionata. Non possiamo raccontarlo, altrimenti egli, il male, rigira a suo favore i nostri argomenti. Tanto varrebbe tacere, allora, lasciare che l’oblio abbia il sopravvento, così che i figli possano tranquillamente ripetere gli errori dei padri, senza che nessun memento possa trattenerli. D’altronde non potremmo pretendere molto da chi sostiene che “La metafisica del Male è materia teologica. Non fa per lo scrittore&#8230;” se così fosse Dante avrebbe dovuto limitarsi al Purgatorio ed al Paradiso, privandoci di quel capolavoro che è l’Inferno, la qual cosa si commenta da sé. [&#8230;]
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