J.P. Rossano

Il sito ufficiale dell’autore del thriller “L’ultima stoccata”

"J.P. Rossano e la Scherma"

Cosa mi piace di questo sport? Tutto.
La scherma è bella e terribile, come la vita. Perché quando sali in pedana sei solo, come in tutti i momenti cruciali della vita. Attorno può esserci un sacco di gente, ma, di fatto, sei solo. E poi, in realtà, non affronti l’avversario, affronti te stesso, te stesso e tutti i fantasmi che affollano la tua mente e la tua coscienza.
La scherma è rissa, finzione, imbrogli, machismo, mito dei gladiatori, dei galli e dei segaioli.
La scherma è rappresentazione teatrale della vita, come, al tempo medesimo, la vita è un lungo, estenuante, assalto di scherma, nel quale tutti si cimentano… …e da cui i più ne escono sconfitti.

News

4.07.2008 | Categoria: Rassegna stampa

NEW ITALIAN EPIC

“La letteratura non deve, non deve mai, non deve mai credersi in pace”

Se si possedesse un po’ di presunzione ed una notevole dose di ardimento, con queste parole, scritte dall’autore nell’ultima pagina del saggio, si potrebbe condensare l’interessante “New Italian Epic”, un saggio di Wu Ming 1 disponibile da qualche tempo in rete e che Vi invito a leggere.

Premesso che le tesi sostenute nel saggio, oltre che interessanti, sono ampiamente condivisibili, è utile sottolineare come l’autore dimostri la convergenza di parecchi scrittori italiani in un’unica, vasta, nebulosa letteraria, alla quale assegna il nome di “New Italian Epic” e come le esperienze letterarie al suo interno svarino dal romanzo, al saggio, agli “oggetti narrativi non identificati”.

WM1 sostiene, a mio avviso con ragione, che questo tipo di esperienza è figlia del nuovo ordine mondiale, di riflesso venutosi a creare con la caduta del muro di Berlino, la fine della Guerra Fredda e nel nostro paese, il dissolversi del fattore “K” che aveva, di fatto, bloccato la politica italiana dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad allora.

Di alcuni degli autori e delle opere citate da WM1 nel suo saggio abbiamo parlato su questo sito (De Cataldo, Genna, Saviano, Sarasso), così come di una nuova generazione di italici scrittori, sia chiaro senza la complessità e lo spessore del saggio di WM1, (cfr. “Umberto Eco ed il giallo”).

Ma ora stop con le citazioni auto-referenziali ed andate a leggervi “New Italian Epic”, poi semmai, ne riparliamo.

 

3.07.2008 | Categoria: Blog

ADDIO A MARIO RIGONI STERN

Un rotolo di fogli dentro uno zaino al fianco di un giaciglio, all’interno di un lager tedesco in Masuria. In questo modo è cominciata la stesura de “Il sergente nella neve”, nel quale si racconta la storia del suo autore e al tempo medesimo, quella di un’intera armata, l’ARMIR, mandata a combattere e morire, senza equipaggiamento, a 40 gradi sotto zero sul fronte del Don.
Il proprietario dell’involto è il sergente maggiore Mario Rigoni Stern, che in questo libro ci racconta, senza retorica e con misurato orgoglio, di come sia scampato alla tragica ritirata di Russia dell’esercito italiano tra la fine del 1942 e l’inizio del 1943, e come un gruppo di soldati, ormai allo sbando, sia riuscito a sfondare, armato del coraggio dettato della disperazione, l’accerchiamento sovietico. Ma “Il sergente nella neve” è anche il ricordo di tutti i compagni che non c’è l’hanno fatta, di coloro che egli ha visto cadere al suo fianco nella neve, uccisi dai combattimenti, ma anche e soprattutto, dai colpi dell’inverno russo.
Sopravvissuto alla guerra ed alla deportazione nazista, Mario Rigoni Stern seppe raccontare le memorie di quelle tragiche esperienze nei suoi libri, assieme all’amore per la natura e la montagna, che furono il suo secondo filone di ispirazione letteraria.
Ho letto per la prima volta “Il sergente nella neve” da ragazzino, ai tempi delle scuole medie, e riletto un altro paio di volte da adulto, sempre con la medesima emozione.
Da qualche giorno il suo autore non c’è più, ci ha lasciati ed ora sarà a raccogliere stelle alpine sulle montagne di un posto bellissimo, ove vanno a riposare gli uomini giusti, quando lasciano questo tristo mondo.
Con lui se n’è andato un altro testimone della storia del Novecento, una memoria che, in questi tempi oscuri di strisciante e pericoloso revisionismo, dovremmo fare di tutto per non perdere e che libri come “Il sergente nella neve” ci possono aiutare a raccontare alle generazioni future.

Addio sergent magiur

24.06.2008 | Categoria: Rassegna stampa

Inizia la collaborazione col sito Europolar

Gentili amici, comincia con una recensione di “Confine di Stato“, libro di cui abbiamo già avuto modo di parlare, la collaborazione col sito Europolar.

Nel darvene l’annuncio, con un po’ di orgoglio, colgo l’occasione per ringraziare sentitamente la professoressa Giuseppina La Ciura, che mi ha concesso l’opportunità di questa collaborazione che mi auguro essere lunga e fruttifera.

Europolar è un luogo di scambio, di incontri e di discussioni sul romanzo Noir. Un sito multilingue destinato agli amanti del Giallo europeo, che copre l’attualità di questo genere letterario principalmente in Germania, Belgio, Spagna, Francia ,Gran Bretagna ed Italia e si propone di mettere in luce il lavoro degli scrittori europei allargando i temi trattati, grazie a dibatti e discussioni, ai grandi problemi della società attuale.

Lo sguardo di Europolar vuole essere multiculturale e la sua redazione, divisa fra sei paesi europei, fornisce ai lettori informazioni sugli eventi e pubblicazioni di polizieschi nei loro rispettivi paesi. Il lavoro dei traduttori permette ai lettori di superare le barriere linguistiche e di accedere alla maggioranza degli articoli in cinque lingue.

Europolar vuole contribuire allo sviluppo di un’Europa culturale, sociale, tollerante e solidale, lanciare dei dibattiti tra autori, scienziati ed appassionati su dei temi letterari, politici e sociali in rapporto al romanzo noir e rafforzare la corrente critica del polar  contro le produzioni (di massa) che trattano il crimine in maniera antropologica e non sociale.

18.03.2008 | Categoria: Blog

HITLER di Giuseppe Genna – Il Male e il dovere della Memoria

A proposito dell’esistenza del Male e della necessità di trovare il coraggio per raccontarlo, abbiamo già scritto (Il noir, il male ed il potere).
Del libro di Jonathan Littell “Le Benevole”, storia turpe di un impunito nazista, un romanzo bello seppur a tratti difficile da leggere, anche.
A questo punto era quasi fatale tanto che mi avventurassi nella lettura di “Hitler” di Giuseppe Genna, quanto che tediassi i visitatori del sito con le mie riflessioni in merito.
Qui scatta, doverosa, una precisazione. Il Genna Giuseppe, JP Rossano, non lo conosce, non gli deve dei favori, non è intenzionato a chiederne e, prima di Hitler, non aveva neppure letto nessuna delle sue opere. Questo va detto subito, tanto per sgomberare il campo da possibili dubbi di partigianeria, se non di convenienza.
Hitler” di Giuseppe Genna, dunque. Lettura suggerita dal mio amico Simone Sarasso, mentre si stava discutendo del libro di Littell e di quanto avesse scritto il sottoscritto in proposito.
Confesso, mi sono accostato alla lettura di questo romanzo con cautela e non poco prevenuto sospetto.
Molto si è scritto su Adolf Hitler, sempre però in forma di saggistica. Se si esclude, forse, “La parte dell’altro di Schmitt, questa è la prima volta che un autore affronta la sfida: Adolf Hitler quale protagonista di un’opera narrativa.
Il risultato: eccezionale ed agghiacciante al tempo stesso. “Hitler” è la sintesi del Male umano.
Basato su precise ricerche storiche, il romanzo di Genna, dipinge un quadro tanto cupo, quanto tristemente realista del suo deprecabile protagonista.
E lo fa emettendo una condanna senza appello. Esatto: l’autore non si colloca fuori dalla storia, vi si getta dentro, trascinando con se l’attonito lettore.
Hitler” è l’impietosa narrazione di come un idiota, tanto patetico quanto maligno, una non-persona (nel senso di antitesi umana) possa essere assurto al sanguinario ruolo che ha avuto nella storia del ‘900.
Nessuna mitizzazione, nessuna assoluzione, nessuna redenzione, come è giusto che sia.
Infanzia devastata, adolescenza demente, turbe sessuali, miseria, fallimenti personali, dura esperienza nelle trincee della I Guerra Mondiale: nulla di tutto ciò può spiegare l’inspiegabile. Se l’Aue del romanzo di Littell è, pur nel suo abominio, un giovane brillante, dotato di buona cultura e figlio di ottime letture; l’Hitler di Genna è un “cretino” sin dalle prime pagine e resterà un cretino per tutto il romanzo, fino all’abisso conclusivo nel Bunker di Berlino.
Mentitore, vile, schizoide, tuttavia dotato di una logorrea trascinante. Imbevuto di una anti cultura, appresa dai peggiori libelli nazionalisti e dalle riviste di antisemitismo dozzinale che circolavano nella Germania di Weimar, Hitler parla, per tutta la durata del romanzo, della sola cosa di cui possa parlare una simile non persona. Del vuoto, del nulla, del niente.
Egli è un untore del nulla, catalizza nella sua non persona tutto il vuoto che lo circonda, lo amplifica e lo sparge come un virus.
Il nazismo si diffonde come un tumore nel corpo malato della Germania della repubblica di Weimar, coagulando attorno a Hitler altri tumori, non persone, Hitler potenziali, dementi meno carismatici, ma altrettanto grotteschi: Goering, Röhm, Goebbels, Hess, Himmler, Bormann.
È un’inarrestabile ascesa: il putsch della birreria, la presa del potere, l’incendio del Reichstag, la “Notte dei Lunghi Coltelli”, il rogo dei libri, i pogrom anti-ebrei. L’autore non ci risparmia nulla e dipinge l’angosciante sensazione che, nel clima dell’Europa del tempo e con la colpevole inazione delle potenze mondiali, la più grande delle tragedie europee avanzi verso l’inevitabile scoppio della II Guerra Mondiale e l’Olocausto.
Odio razziale, miseria e ignoranza: il combustibile. I nazionalismi: il comburente. Hitler e la sua cricca di psicopatici: la scintilla esplosiva.
La narrazione procede sino a che l’orrore raggiunge il suo apice. Lo sterminio degli ebrei, gli Einsatzkommando, i bombardamenti sull’Inghilterra, l’attacco all’Unione Sovietica, la tragedia della VI armata a Stalingrado, i campi di concentramento, le V2, il progressivo collasso del Terzo Reich, sino al delirio degli ultimi giorni in una Berlino da girone dantesco.
Poiché dal punto di vista della trama Genna non inventa nulla, ne modifica, ma riporta fedelmente la storia, ciò che colpisce di più del romanzo è lo stile. Esplosivo, la scrittura descrive il delirio trasmettendo la febbre.
La narrazione è marmorea, asciutta sino all’estremo, delinea la scena in modo succinto, mai eccessivo, non si abbandona a fronzoli da fighetti, non concede nulla alla prosa raffinata.
Ogni frase è un colpo di maglio, persino quando è composta di un’unica parola.
Anzi più la frase è secca, concisa, più il suo effetto sulla narrazione e sul lettore è agghiacciante.
Lo stile giusto per descrivere il Male e, soprattutto, per il messaggio più importante del romanzo: un appello privo di compromessi sulla necessità della memoria. La parola d’ordine, dall’inizio alla fine, è Memoria.
Hitler” è, assolutamente, un libro da leggere.
Appare ridicola, se non addirittura offensiva, l’accusa mossa ai romanzi di Littell e Genna, da quel signore che scrive sull’Avvenire  “… libri di nessuna utilità, esibiscono solo la pornografia del Male …”. La pornografia del Male sono le trasmissioni fiume intorno alle villette di Cogne e di Garlasco, i plastici delle scene del delitto esposti nei salotti buoni della televisione, le code per assistere al processo per i fatti di Erba, non dei romanzi di spessore letterario e rigore storico che contribuiscono ad uno dei nostri doveri principali: non dimenticare ciò che è accaduto perché non possa più accadere. Affermare, come ha scritto il medesimo signore, che “…il Male assoluto respinge ogni argomento in contrario, anzi lo trasforma addirittura in un evento positivo…” equivale a firmare una resa incondizionata. Non possiamo raccontarlo, altrimenti egli, il male, rigira a suo favore i nostri argomenti. Tanto varrebbe tacere, allora, lasciare che l’oblio abbia il sopravvento, così che i figli possano tranquillamente ripetere gli errori dei padri, senza che nessun memento possa trattenerli.
D’altronde non potremmo pretendere molto da chi sostiene che “La metafisica del Male è materia teologica. Non fa per lo scrittore…” se così fosse Dante avrebbe dovuto limitarsi al Purgatorio ed al Paradiso, privandoci di quel capolavoro che è l’Inferno, la qual cosa si commenta da sé.

PS 19-03-08, abbiamo l’onore di vedere questo post, pubblicato sul sito di Giuseppe Genna, con tanto di commenti da parte dell’Autore, che Vi invito a leggere.

 

18.02.2008 | Categoria: Blog

“Le Benevole”

Fratelli umani lasciate che vi racconti com’è andata……. Vi riguarda vedrete che vi riguarda.”
In queste parole che l’autore, Jonathan Littell, mette in bocca al protagonista del libro, l’io narrante Maximilian Aue, è rinchiusa buona parte dell’inquietudine che anima questo romanzo.
È inutile nasconderlo, Le Benevole non è un libro facile da leggere.
Per parecchi motivi.
Per i temi trattati, il nazismo, lo sterminio degli ebrei, gli orrori della II guerra mondiale sul fronte orientale.
Perché molte sono pagine brutte, perché è la morte violenta a essere brutta.
Perché è un romanzo impervio, con centinaia di nomi e cognomi, città, paesi, date difficili da tenere a mente. L’iperrealismo è tale che sembrano davvero le memorie di un ex-criminale di guerra. Protagonista a parte, i personaggi ed fatti di cui si narra sono reali, più che un romanzo storico, sembra un libro di storia, con una precisione ed un dettaglio da farlo risultare, a tratti, lento ed ostico da seguire. Al sottoscritto è parso di essere nuovamente tra le pagine di ottimi libri di storia come “Guerra in Russia” di Overy, o “Stalingrado” e “Berlino 1945” di Beevor.
Soprattutto, non è un libro facile da leggere, perché presenta i fatti con gli occhi di uno dei carnefici, che accompagna il lettore all’inferno ed è un libro che ti penetra dentro e non ti abbandona facilmente. Non è soltanto morboso, rappresenta crudamente un’oscena mescolanza tra gusto macabro, finta purezza ideologica, stanchezza, vomitevole schifo, progressivo stato di indifferenza a quello che accade, caos burocratico di un stato marcio, in equilibrio tra ordine maniacale e disordine frenetico, l’efficienza paurosa dell’ottusità, intrecciando una storia costellata da burocrati convinti di eseguire solo degli ordini, ma anche da sadici che torturano le loro vittime per provare piacere.
Intitolati con i nomi dei vari balli, Toccata, Sarabanda, Minuetto, proprio come in una danza macabra e cinica, i capitoli del libro seguono la cronologia dei ricordi di Maximilian Aue, all’epoca dello scoppio della II guerra mondiale un giovane intellettuale dalle buone, anzi ottime, letture, ma anche un personaggio estremamente complesso. Omosessuale, arruolato per convenienza nelle SS, innamorato della sorella gemella, con un odio profondamente radicato per la madre che accusa di avere dimenticato la memoria del padre, misteriosamente comparso, risposatasi in seconde nozze con un ricco francese.
Egli giudica le perversioni degli altri, ma non trascura le sue, non nasconde assolutamente niente delle sue pulsioni più segrete, si addentra nell’inferno del nazismo e degli orrori del fronte orientale, prima attonito e sconvolto, poi sempre più anestetizzato dall’abitudine, fino a che non si trova bloccato nel Kessel, la sacca di Stalingrado, dove la blitzkrieg delle armate del Führer si trasforma nella rattenkrieg e cambiano le sorti della guerra.
Le giornate di Stalingrado rappresentano una svolta, un “vuoto”, nel romanzo e nella vita del protagonista. Vuoto che si riempie di follia, non più burocratica, sistematica e organizzata, ma selvaggia. L’accerchiamento sovietico e la ferita che riporta alla testa scavano un solco nel tempo e nella psiche devastata di Aue, producono visioni e fantasticherie, diminuiscono cifre, date e acronimi, tutto è bianco e non si sentono rumori.
E’ a questo punto che l’onda s’incurva e volge indietro, con violenza moltiplicata.
Rischiando pericolosamente di identificarsi con il protagonista, trappola astutamente posta in atto dall’autore con l’uso dell’io narrante, il lettore si ritrova testimone attonito del tracimare di un fiume, goccia dopo goccia, dati, episodi, conversazioni, ricordi, incubi, stragi, violenza, ne aumentano il volume. Finché il fiume non esonda ed il protagonista tocca il livello massimo della sua bassezza e trova una fortunosa ed immeritata via di fuga da una Berlino in fiamme, come fosse protetto dalle Benevole, le mitologiche Eumenidi, (contrapposte alle Erinni le divinità della vendetta) che proteggono Oreste dalla furia degli dei nonostante il matricidio di Clitennestra.
La tracimazione di questo fiume, che equivale a leggere Le Benevole, obbliga il lettore a porsi molte domande.
Perché Aue, nonostante il disgusto, i conati di vomito, la diarrea psicosomatica che lo perseguita per quasi mezzo libro, fa quello che fa? Come ha potuto un’intera nazione lasciare che questo accadesse? Voltare la testa dall’altra parte, fare finta di nulla, se non addirittura farsi partecipe diretta dell’Olocausto? Come ha potuto tutto il resto del mondo non comprendere prima ciò che stava accadendo?
Ma sopratutto, domanda ancora più terribile, cosa avrebbe fatto lui, il lettore, se il destino lo avesse posto in questa bufera dalla parte dei carnefici? Si sarebbe ribellato, a rischio di finire tra le vittime? L’istinto di sopravvivenza avrebbe prevalso ed avrebbe fatto finta di non vedere? Sarebbe stato tra gli indifferenti e ottusi esecutori, o peggio tra i sadici entusiasti?
Sono domande difficili, dalle quali è più facili fuggire che rispondere, per dirla tutta, si rischia di finire la lettura più stronzi di quando la si è iniziata.
Insomma “Le Benevole” non è un libro facile da leggere, ma è un romanzo importante, non si può ignorare, va letto e affrontato.
La II guerra mondiale è l’evento storico più raccontato e rappresentato di tutti i tempi. I suoi strascichi hanno condizionato tutta la storia del 900 e, a distanza di oltre 60 anni, ancora condizionano la storia contemporanea.
Il colossale mistero di come un insignificante nullità umana quale fu Adolf Hitler, sia riuscito a segnare così profondamente la Storia resta e la sua lugubre figura ci tiene compagnia continuando a sbucare come monito perenne. Basta leggere la Storia recente, qualunque sterminio e genocidio è valutato in confronto alla Shoah, qualunque nemico, viene paragonato all’ex caporale austriaco.

13.02.2008 | Categoria: Blog

Israele ospite della Fiera del Libro di Torino 2008

Amici e lettori, su Nazione Indiana c’è un appello di Raul Montanari (apartitico, e politico nell’accezione più alta del termine), di solidarietà nei confronti degli organizzatori della Fiera del Libro di Torino, maltrattati da settimane per aver deciso di ospitare Israele alla prossimo Salone.
Decine di intellettuali, scrittori e semplici websurfer, lo hanno firmato e tra essi il sottoscritto.
Se concordate con l’appello e ne avete voglia, firmate anche voi.
Oppure non firmatelo, ma riflettete perchè, a mio avviso, resta il fatto che, seppur lecite, opinioni critiche nei confronti dell’attuale governo israeliano, dovrebbero coesistere con il rispetto per gli scrittori di quel paese.
Boicottare la Fiera del Libro, sarebbe un colossale autogol, perché se esiste una voce davvero critica che viene dal cuore di Israele, una critica alla sua politica, questa viene proprio da quegli scrittori che si vorrebbero boicottare. Sarebbe come dimenticare (errore in cui sovente si incappa) che la critica ad una certa politica degli Stati Uniti viene proprio da molti di quegli intellettuali americani che sono stati dei maestri. Se volete trovare delle motivazioni valide e ben esposte, per cui vale la pena di sottoscrivere l’appello, potete leggere quelle di Gianni Biondillo sempre su Nazione Indiana, parole le sue, che sottoscrivo completamente.

10.01.2008 | Categoria: Segnalazioni

Arriva United We Stand

Signore e signori, siamo felici di comunicarVi che da lunedì 7 gennaio 2008 è online il sito www.unitedwestand.it, la prima graphic-net novel italiana, si tratta di un romanzo a fumetti, scritto da Simone Sarasso e disegnato da Daniele Rudoni.

 UNITED WE STAND uscirà a puntate su lulu.com. Sei volumi, in vendita da gennaio a dicembre, esclusivamente in rete che raccontano una storia di sangue e onore, tradimento e vendetta, amore e rivalsa.

Oltre al trailer non possiamo svelarvi nulla di più, ovviamente, ma occhio gente perché la storia non finisce sulla pagina. A partire da lunedì 7 gennaio, per tutto il 2008, ogni settimana saranno pubblicati sul sito contenuti speciali, tra i quali COLLATERAL, dove, questo possiamo anticiparlo sin d’ora, ci sarà sicuramente anche un’incursione corsara del sottoscritto.

gunsterling.jpeg

Tenete botta

JP

8.01.2008 | Categoria: Blog

IL NOIR, IL MALE ED IL POTERE

IL NOIR, IL MALE ED IL POTERE
(Da dove arriva, ma soprattutto dove sta andando il noir italiano ?)

 Il nostro ragionamento parte dalle considerazioni del “Maestro” Giancarlo De Cataldo (semplicemente GDC nel prosieguo), nel suo intervento al Courmayeur Noir in festival, poi riproposto dalle pagine on line di Border Fiction.
Ora, premesso che quanto affermato dall’autore de Romanzo Criminale e Nelle mani giuste è per ampi tratti ampiamente condivisibile, tuttavia il suo intervento ci offre degli spunti che permettono sia di proporre alcuni rispettosi distinguo, sia di approfondire dei temi. Tra gli elementi tipici del noir, GDC evidenzia “l’ossessivo interrogarsi sulla presenza del Male”. Ovviamente sottoscrivo, ma non solo, ci sarebbe da dire di più.
Per un “genere”, ovvero per una famiglia di generi, che si rifà ad un evidente realismo, non sarebbe possibile non porsi tale interrogativo. Indipendentemente che si abbiano riferimenti religiosi o meno, chiunque disponga di una lucida capacità di osservazione della cronaca di tutti i giorni e conosca anche solo un poco la storia dell’umanità, non potrà non riconoscere la costante presenza del Male, non importa il nome che gli si voglia dare. Il Male c’è, esiste, è ben presente e si sforza continuamente di trovare un posto nella storia degli individui, come in quella della società.
Per ragioni che sfuggono a noi comuni mortali, gli è preclusa la possibilità di agire in prima persona ed allora è costretto trovare degli strumenti tramite i quali tentare di imporre le sue oscure trame. Il Male è scaltro, sa meglio di chiunque altro agire per interposta persona e gli esseri umani, la loro meschinità, l’odio, l’invidia, la sete di ricchezza e di potere, sono spesso gli strumenti che predilige.
È nella coraggiosa capacità di provare a scavare, sino ad infangarsi negli oscuri rapporti tra il Male e l’animo umano e tra il Male ed il Potere, che il Noir, a nostro avviso, può dare il meglio di sé e raggiungere i suoi livelli più alti. Questo è il punto centrale, il nocciolo, la polpa. Il resto: l’incerto confine fra legge e trasgressione, gli antieroi problematici e romantici, le dark lady, sono solo contorno, spesso di maniera.
In merito ad altre affermazioni di GDC si potrebbero fare delle osservazioni.
Se è pur vero, come in effetti è, che il Noir che GDC definisce “classico”, quelli dei Chandler e degli Hammett per intenderci, si è sviluppato negli States tra gli anni ‘30 e ’60; è altrettanto vero che i germogli ed i prodromi del Noir, pur secondo gli stili dell’epoca, affondano nella notte dei tempi.
Del Noir hanno il sapore alcune tragedie greche, Noir sono molti personaggi della letteratura sheakespiriana (Riccardo III, Machbet, Amleto), Noir è il Manzoniano “La sciagurata rispose”, Noir la relazione tra lo Sherlock Holmes di Sir Conan Doyle e la morfina, Noir il rapporto morboso tra il capitano Achab e Moby Dick in Melville, Noir, del più nero che esista, è il Kurtz de Cuore di Tenebra di Conrad.
Dunque il nostro amato Noir esisteva già ben prima del suo perido “classico” a stelle e strisce che forse deve la sua, per altro merita, celebrità alla contemporanea ascesa del fenomeno “cinematografo” che, attingendo a piene mani dalla letteratura noir, ha decretato la fortuna di entrambi.
Di certo GDC ha ragione quando afferma che la fine del noir classico negli anni 60 sia stata produttrice di grandi effetti ed abbia permesso la nascita e lo sviluppo di altri prolifici filoni Noir sino a quelli contemporanei, compreso il Noir italico dei giorni nostri. Così come ha ragione a ritenere positivi i fenomeni di ibridizzazione e di meticciamento che e ne sono seguiti. Ed ancora di più ha ragione a ritenere che sarebbe un grave errore, per gli autori di oggi, richiudersi dentro gli steccati di una presunta superiorità, senza accettare altri benefici inquinamenti. Insomma il noir è vivo e lotta insieme a noi.
Poi l’affermazione che occorre “sottrarre il noir italiano al suo peggior nemico: se stesso (incluso: l’ego degli scrittori) è addirittura sacrosanta. In qualunque campo si operi, uno dei pericoli maggiori del successo è quello di confonderlo con un punto di arrivo, dove arroccarsi e difendere la posizione, senza comprendere che, in realtà, si tratta solo di un punto di passaggio, dal quale ripartire per evolvere ulteriormente. E abbiamo la sensazione che tra i rappresentanti del genere che sono “arrivati”, come si suol dire, o che tali si ritengono, l’indulgenza in questo peccato sia tutt’altro che rara.
Infine un’ultima considerazione. GDC rivendica al Noir italico il merito, non trascurabile, di avere imboccato  “la strada di un realismo fortemente venato di critica sociale e politica” e ci trova in piena sintonia.
Poi, però, ammette che quando si deve scrivere per la TV si debbono fare i conti con le pressioni per essere meno critici e meno “politici”. Questo è effettivamente un grave limite della televisione di oggi.
Presenta (non sempre, ma spesso) fiction edulcorate, dove la divisione tra bene e male è netta quasi rassicurante, strabocca di buoni sentimenti, ci tranquillizza con la falsa illusione che sul più bello arriva la cavalleria ed i nostri trionfano. Questo è quanto di più lontano ci possa essere da quella indagine sul Male, e sul suo rapporto con l’uomo, a cui si faceva riferimento poc’anzi. Però è la medesima TV che sulle paure irrazionali e sul senso di insicurezza, che lo stesso GDC nel suo articolo afferma che occorre vincere affrontandoli, ci sguazza, aggirandosi morbosa tra i plastici delle villette di Cogne o di Garlasco.
Qui sta un altro pericolo per il noir di casa nostra. Nel suo rapporto con il Potere.
Abbiamo detto che la peculiarità del Noir è quella di analizzare il Male, guardandolo in faccia.
Ma una delle caratteristiche del Male è proprio quella di negare la propria esistenza, o quanto meno il proprio potere nel mondo. Allora attenzione, perché volendo rincorrere ad ogni costo il successo si rischia di finire succubi del Potere, uno dei cui scopi non dichiarati è proprio quello di mettere a tacere le coscienze ed azzittire le critiche.

11.12.2007 | Categoria: Rassegna stampa, Interviste

Intervista a “Linea d’ombra” Telesubalpina

Lunedì 10 dicembre, nella trasmissione di approfondimento di Telesubalpina “Linea d’ombra”, si è parlato di sicurezza e criminalità nella società moderna.

Il fenomeno è stato presentato da più punti di vista: politico, sociale, mediatico. Per la “visone” letteraria del problema è andata in onda un’intervista a JP, nella quale si è parlato di come la letteratura di genere vede e rappresenta queste tematiche.

Per gentile concessione di Telesubalpina, che ringrazio, potete vedere qui di seguito il video dell’intervista.

Colgo l’oppurtunità per ringraziare la dottoressa Anna Gagliardi e tutto lo staff di Telesubalpina per la cortesia e la disponibilità dimostrata nei miei confronti.

foto1.jpg

10.12.2007 | Categoria: Eventi, Presentazioni

“Autori in vista” 12 Dicembre 2007

Appuntamento da non perdere quello del 12 dicembre all’incontro di “Autori in Vista“, in programma a Torino presso il Centro di aggregazione culturale di via Cavagnolo 7.

La serata vedrà JP protagonista con due ospiti di eccezione: Fabio Mazzoni, che con JP è uno degli autori de “Tutto il nero dell’Italia” e Simone Sarasso, autore di “Confine di stato” e recente finalista al premio Scerbanenco.

Si parlerà di noir ovviamente, ma anche di micro e macro criminalità.

In allegato il comunicato-stampa-12-12.pdf ed il volantino_autori_in_vista.pdf della manifestazione.

Accorrete numerosi.

7.11.2007 | Categoria: Eventi, Presentazioni

JP Rossano protagonista ad “Autori in Vista”

JP Rossano sarà uno degli autori protagonisti degli incontri dedicati agli scrittori di “Autori in Vista“, in programma a Torino a partire da Novembre 2007 presso il Centro di aggregazione culturale di via Cavagnolo 7.

Si parlerà di noir ovviamente, ma anche di micro e macro criminalità.

La serata che vedrà JP protagonista sarà quella del 12 dicembre e dovrebbe vedere come ospiti altri due scrittori: Fabio Mazzoni, che con JP è uno degli autori de “Tutto il nero dell’Italia” e Simone Sarasso, autore di quel “Confine di stato” di cui abbiamo parlato recentemente sul sito.

In allegato il volantino della manifestazione (volantino_autori_in_vista.pdf ) e a seguire nuvi dettagli ed il comunicato stampa ufficiale relativo alla serata del 12 dicembre.

Ovviamente vi aspettiamo numerosi.

15.10.2007 | Categoria: Rassegna stampa, Eventi, Recensioni

Recensioni ed articoli dedicati a “Tutto il nero dell’Italia”

Oltre a quelli già segnalati lo scorso luglio, sono stati pubblicati in rete altri articoli e recensioni dedicate all’antologia “Tutto il nero dell’Italia”, che contiene, tra gli altri, il racconto “Per sempre”, scritto da JP.

Qui di seguito potete trovare un po’ di link:

Ludicamente

Sherlockmagazine

Andrea Villani

Pagina 3

Paolo Agraff

15.10.2007 | Categoria: Rassegna stampa, Recensioni

Tutto il nero dell’Italia - Lo speciale di Border Fiction

Su Border Fiction uno speciale dedicato a “Tutto il nero dell’Italia” , contenete una presentazione del libro, una recensione di Alfredo Colitto ed un’area dedicata agli autori ognuno dei quali racconta il suo punto di vista sull’antologia  presenta il proprio racconto, tra gli altri potete leggere ovviamente anche lo sproloquio del sottoscritto.

25.09.2007 | Categoria: Eventi, Presentazioni

“Tutto il nero dell’Italia” al castello di Belgioioso

Sabato 22 Settembre al Castello di Belgioioso (Pv) nell’ambito della manifestazione “Parole nel tempo - editori in mostra al castello di Belgioioso” si è parlato dell’antologia “Tutto il nero dell’Italia” edita da Noubs.

Presenti la curatrice dell’antologia Chara Bertazzoni e gli scrittori JP Rossano, Matteo Fraccaro, Marinella Lombardi e Fabio Mazzoni, si sono letti gli incipit dei racconti, si è discusso de “Tutto il nero dell’Italia” e di noir in generale.

Nella sezione dedicata alla galleria fotografica alcune immagini della presentazione.

3.09.2007 | Categoria: Blog

Sarasso parla de “L’ultima stoccata”

Sul blog “Confine di Stato” dell’autore del romanzo omonimo, il mio amico Simone Sarasso si parla de “L’ultima stoccata” in termini sin troppo lusinghieri. Se siete curiosi e volete darci un’occhiata potete cliccare qui.

Tra l’altro, nel medesimo articolo, si fa riferimento alle riflessioni a proposito del bellisimo “Nelle mani giuste” di Giancarlo De Cataldo che abbiamo postato nel nostro modesto articoletto , il che, non lo nascodiamo, ci riempie di piacere.

« Previous Entries