J.P. Rossano

Il sito ufficiale dell’autore del thriller “L’ultima stoccata”

"J.P. Rossano e la Scherma"

Cosa mi piace di questo sport? Tutto.
La scherma è bella e terribile, come la vita. Perché quando sali in pedana sei solo, come in tutti i momenti cruciali della vita. Attorno può esserci un sacco di gente, ma, di fatto, sei solo. E poi, in realtà, non affronti l’avversario, affronti te stesso, te stesso e tutti i fantasmi che affollano la tua mente e la tua coscienza.
La scherma è rissa, finzione, imbrogli, machismo, mito dei gladiatori, dei galli e dei segaioli.
La scherma è rappresentazione teatrale della vita, come, al tempo medesimo, la vita è un lungo, estenuante, assalto di scherma, nel quale tutti si cimentano… …e da cui i più ne escono sconfitti.

INCIPIT

Faceva caldo.
Avevo una sete terribile e non mi davano da bere.
Avevo bisogno di pisciare e non mi lasciavano andare al cesso.
La luce accecante della lampada mi stava facendo impazzire.
L’uomo di fronte a me, con le maniche della camicia arrotolate, la barba lunga, la sigaretta perennemente accesa, ripeteva incessantemente la stessa frase.
“Lo sappiamo che sei stato tu, Rossano, facciamola finita, confessa, togliti questo peso”.
Erano 24 ore di fila che mi torchiavano.
Non avevo aperto bocca.
Lo sapevano tutti, in Barriera, ero un duro io.
Poi la mia resistenza cedette
Di schianto.
Raccontai tutto, come un fiume in piena.

CANDIDO

Avevo sempre pensato che il mio amico Candido fosse un coglione.
Candido si chiamava in Bartolomeo Pestalozzi.
Ma tra gli amici del giro, al bar “Mario”, lo abbiamo sempre chiamato Candido.
Per quella sua aria persa, sempre fuori dal mondo.
Bravissimo ragazzo, buono come il pane, ma incredibilmente ingenuo, insomma un coglione.
Un giorno Candido arriva e mi fa:
“Ciao, ho scritto un romanzo, “La profezia”, ti va di leggerlo?”.
“Chissà che puttanata ha scritto questo pirla” penso.
“Certo, lo leggo volentieri” gli dico col sorriso più falso che ho in repertorio.
Sulle prime volevo gettarlo nella carta straccia senza manco leggerlo.
Poi, non so come mai, mi sono incuriosito e l’ho letto.
Non potevo crederci.
Un capolavoro.
Candido aveva scritto un capolavoro.
Roba da chiodi.
Lo prendo in disparte al bar una sera.
“Candido, questo libro è bellissimo, dobbiamo pubblicarlo a qualsiasi costo”.
“Davvero, che figata, sarebbe bello, però non so come si fa” risponde grattandosi il naso.
È l’occasione della mia vita, colgo la palla al balzo.
“Ci penso io, ti faccio da agente se mi dai il 40 percento dei guadagni” dico.
“Cazzo l’ho sparata troppo alta, adesso mi manda affanculo” penso.
“Va bene, ci sto” risponde spiazzandomi.
Pirla potevo proporre 50 e 50.

IL PARADISO DEGLI ESORDIENTI

Due mesi dopo siamo seduti nell’ufficio del mega direttore generale delle note edizioni “Il Paradiso degli Esordienti”.
Due ore d’anticamera.
Candido ha aspettato guardandosi la punta delle scarpe, io sbirciando le cosce della segretaria.
La tipa deteneva il record: “le gambe più lunghe abbinate alla gonna più corta”.
“Egregi signori, ci troviamo di fronte, senza alcun dubbio ad un capolavoro, questo romanzo batterà tutti i record di vendite, entrerà nella storia, sarà una pietra miliare della letteratura di questo secolo”.
“Sembra un tantino esagerato, però l’esperto è lui” penso.
Noi ascoltiamo in silenzio.
Ci sono solo due problemi, per altro facilmente superabili”.
“Cioè?” chiedo ansioso.
“Il primo è che dobbiamo trovare uno pseudonimo al nostro promettente scrittore, Bartolomeo Pestalozzi, non va bene, ci vuole un nome altisonante, ma non vi preoccupate a questo penseremo noi”.
Candido tace, sta osservando, con curiosità, la collazione di penne stilografiche del mega direttore.
“Concordo pienamente” rispondo, atteggiandomi ad esperto di questioni di marketing.
“Qual è il secondo problema?” chiede improvvisamente Candido, risvegliato dal suo letargo.
“Il secondo problema…..beh… quindi… vedete… dovete sapere che… il mercato dell’editoria… il contesto economico… i costi… le spese… il rischio d’impresa…”
“Quindi?” all’unisono Candido ed io.
“Quindi ci vorrebbero 10 mila euro per finanziare l’attività di editing, la stampa delle prime 1000 copie, la distribuzione, il lancio pubblicitario…”.
Io non ho un quattrino, guardo Candido, non fa una piega, non dice nulla.
“Ma non vi preoccupate, il libro venderà, vedrete, venderà carrettate di copie. Con il vostro 5% sugli utili a partire dalla millesima copia venduta……. come da contratto standard…… s’intende, vi rifarete ampiamente di questo piccolo investimento”.
Mi volto a osservare Candido.
Si alza.
Stringe la mano al mega direttore generale.
“Non c’interessa, grazie”
Se ne va sorridente.
Mi viene voglia di strangolarlo.
Ha appena mandato a puttane l’opportunità di guadagnare un sacco di soldi.

PAROLE IN LIBERTÀ

La settimana successiva siamo seduti nell’ufficio del super direttore galattico della celeberrima casa editrice “Parole in Libertà”.
Invece che fare il cascamorto con quella gran gnocca della segretaria, ho dovuto passare le tre ore di anticamera a spiegare a Candido che quella è la nostra grande occasione, che non dobbiamo perderla, eccetera.
“Egregi signori, ci troviamo di fronte, senza alcun dubbio ad un capolavoro, questo romanzo batterà tutti i record di vendite, entrerà nella storia, sarà una pietra miliare della letteratura di questo secolo”.
Strano, queste parole hanno un senso di déjà vu.
“Noi avremmo pensato ad uno pseudonimo, una cosa del tipo Enrico Maria Von Ribbentropp”.
Questa volta non voglio farmi cogliere impreparato.
“Ottima idea, bravi, B R A V I, uno pseudonimo lo avrei proposto io stesso, Signor Pestalozzi, non si offenda, ma il suo cognome è un po’ banale, non attira l’attenzione”.
Candido annuisce e tace.
“C’è un’altra questione di cui vi dovrei parlare”.
Oh Gesù adesso pure questo ci chiede dei soldi, speriamo di essere riuscito ad indottrinare Candido per bene” sono terrorizzato.
Invece no, niente soldi.
“Pensavamo di lanciare il libro durante la kermesse che il Conte Mazzanti Serbelloni sta organizzando per presentare la sua discesa nell’agone politico. Per il libro e per l’autore sarebbe un lancio S T R A O R D I N A R I O, una vetrina eccezionale”.
IO trattengo il fiato e taccio, Candido osserva una macchiolina di umidità sul soffitto, quello continua a parlare.
“Il Conte e la sua formazione politica, Avanti al centro contro gli opposti estremismi, stanno cercando degli appoggi negli ambienti intellettuali, lo sapete come vanno le cose, l’appoggio dell’intellighenzia è sempre importante quando si va a chiedere il voto agli elettori”.
Una pausa, ci guarda, ammicca.
Sudo copiosamente.
Candido è sempre perso a fissare la macchiolina.
“Ovviamente, nel corso della kermesse, il nostro autore dovrebbe tenere un piccolo discorso, parlare del suo libro e soprattutto…….S O P R A T U T T O elogiare ed appoggiare il programma politico del Conte”.
“Quale programma?” chiedo perplesso.
“Ma che vuole che ne sappia io, non ne ho la più pallida idea di quale sia questo benedetto programma, e poi, suvvia, siamo uomini di mondo, lo sappiamo benissimo come vanno queste cose, probabilmente un programma neppure c’è”.
“Ma come non c’è”.
“Ma sì per ora si candida, poi dipende come vanno le elezioni…… c’è tutto il tempo per decidere da che parte stare”.
Sono madido di sudore.
Mi volto.
Osservo Candido.
Si alza, sorride.
Stringe la mano al super direttore galattico.
“Non ci interessa, grazie”.
Se ne va.
Mi viene voglia di metterlo sotto con l’auto.
Ha appena mandato a puttane un’altra fantastica opportunità.
Potevamo fare un sacco di grana e questa volta non c’era neppure da tirare fuori dei soldi.

I GRANDI BEST SELLERS

La settimana successiva siamo seduti nell’ufficio dell’iper direttore generale, nonché amministratore delegato, delle famosissime edizioni “I Grandi Best Sellers”.
Questa è una casa editrice che pubblica molti autori famosi, gente che vende valanghe di libri.
Ho passato le quattro ore d’anticamera a lumare la segretaria, ultra fighissima.
Sembra essere sbarcata direttamente dal concorso Miss Via Lattea.
Nel frattempo ho cercato di indottrinare Candido a dovere.
“Questa è un’occasione d’oro, non dobbiamo farcela scappare a qualsiasi costo”.
“Va bene” ha detto lui alla fine.
Ma ho paura che faccia qualche altra cazzata delle sue.
“Egregi signori, ci troviamo di fronte, senza alcun dubbio ad un capolavoro, questo romanzo batterà tutti i record di vendite, entrerà nella storia, sarà una pietra miliare della letteratura di questo secolo”.
Ancora quello strano senso di déjà vu.
Ad ogni buon conto attacco deciso la manfrina dello pseudonimo.
Quello abbocca alla grande
“Ottima idea, bravi, B R A V I, uno pseudonimo lo avrei proposto io stesso, Signor Pestalozzi, non si offenda, ma il suo cognome dice davvero poco, non attira l’attenzione”.
Candido tace, osserva con attenzione le targhe appese un po’ dappertutto.
Sudo abbondantemente.
L’iper direttore generale si liscia la cravatta.
“Ma il nome da solo non basta, ci vuole un’abile strategia di marketing per promuovere il libro”.
O Signore benedetto, chissà dove va a parare questo.
Prevedo guai in arrivo.
“Vedete, faremo scrivere alcune recensioni entusiastiche sull’opera da un po’ di giornalisti ed autori già affermati e che ci sono particolarmente vicini”.
“Ma come, hanno già letto il libro?” chiedo stupito.
“Non sia ingenuo, ovviamente no e non è neppure necessario che lo leggano”
“Ma allora come fanno a scrivere le recensioni?” chiede Candido con quella sua aria da imbecille.
“Oh, ma miei cari Signori, come si vede che siete novelli dell’ambiente” ci guarda con aria furba.
“Cioè?” noi all’unisono.
“Cioè funziona così. Gli autori ci devono dei favori perché abbiamo agito nel medesimo modo con i loro libri” una pausa.
“Non possono rifiutare”
“Ed i giornalisti?” chiediamo increduli.
“Ma è ancora più semplice. I giornalisti sono tutti dei gran paraculo. Lo sanno bene che, prima o poi, pure loro scriveranno un libro”.
“E quindi?”.
“E quindi si tengono buone le principali case editrici, tanto lo sanno che prima o poi avranno bisogno di un editore”.
“Ah ecco” dice Candido.
Ho la gola secca, deglutisco a fatica.
“Tutto qui?” chiedo timido.
“Nossignore, non basta”.
“E quindi?”.
“Occorre attirare l’attenzione dei lettori sul nostro autore”.
Una pausa, sorride.
“Potremmo organizzare qualche falso scoop. Possiamo fotografarlo all’uscita di una discoteca in compagnia di qualche velina, o di un’attricetta porno qualsiasi”.
“Ma io non conosco nessuna di queste persone” - Candido che cazzo dici.
 “Non si preoccupi pensiamo noi a tutto: discoteca, ragazza, fotografo”.
“Non mi piace andare in discoteca” - Candido che mischia combini.
“Signooooor Pestalozzi, si tratta di andarci una sera, non è un gran sacrificio”.
“La mia ragazza sarebbe gelosa” - Candido che stracazzo di casino stai combinando.
“Non si preoccupi, C A P I R À e se non dovesse capire, una volta ricco e famoso non sarà un problema trovarne una più bella”.
“Ma io voglio bene a lei” - Candido fammi questa e ti ammazzo.
“Non mi faccia il difficile Signor Pastalozzi, stimo parlando di successo, fama, denaro, lo sa quante donne potrà trovarsi con tutte queste cose?”
“Potremmo fare la bella vita, pensa che figata” io già sento l’odore di soldi.
“Ovviamente dovrà formare un’esclusiva con noi che la impegna a pubblicare con la nostra casa editrice tutti i suoi prossimi libri……..”
Sono madido di sudore.
“…..che ci autorizza ad utilizzare la sua immagine per le nostre campagne pubblicitarie…….”
Mi volto.
Osservo Candido.
“…..e che la impegna a firmare delle belle recensioni per i nostri prossimi autori”.
Candido si alza.
Stringe la mano all’iper direttore generale.
“Non ci interessa, grazie”.
Se ne va sorridente.
A me viene voglia di sparargli.

CONFESSIONE

Durante il racconto mi ero pisciato addosso.
Il Commissario spense la millesima sigaretta.
Accese subito la milleunesima.
“Allora? Sei stato tu, dillo e facciamola finita”.
“È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, signor Commissario”.
“Sei stato tu”.
“Sì… Sì… Sì strozzato, investito con l’auto e poi sparato”.
“Portatelo via”.
“No, non può farmi questo Commissario, lei mi deve capire”.
“Portatelo via”.
“Lei al posto mio avrebbe fatto altrettanto”.
“Portatelo via”.
“Non potevo fare altro, capisce, Candido mi ha rovinato, ha rovinato tutto, potevamo fare un sacco di soldi, potevamo diventare ricchi…… ricchi”.
“Portatelo via”.
“No, cosa mi volete fare”.
Mi ammanettarono le braccia dietro la schiena.
“Io non ho colpa”.
Mi presero in due.
“Non potevo fare diversamente, mi capite”.
Mi tirarono su di peso.
“Non potete farmi questo”.
Mi trascinarono via.

EPILOGO

Mi hanno chiuso qui dentro.
Fa freddo.
Aspetto l’avvocato.
Non credo possa fare molto per me.
Mi aspetta l’ergastolo.
L’ergastolo è peggio della sedia elettrica.
Mi viene da ridere.
Non ci crederete mai.
Ma quello che mi è successo.
Tutto quello che è successo.
Era scritto in un libro.
Nel libro che ha scritto Candido.
Pazzesco.

FINE



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